Airbnb sotto inchiesta per evasione fiscale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Emergono i redditi non dichiarati sugli affitti brevi degli host che, tra il 2017 e il 2021, hanno approfittato dell'inerzia di Airbnb nel riscuotere la cedolare secca per non dichiarare i redditi percepiti attraverso la piattaforma. Secondo le verifiche fiscali effettuate dalla Guardia di Finanza di Milano, un'alta percentuale di locatari era a conoscenza dell'omesso versamento della cedolare secca da parte di Airbnb e di conseguenza si sono astenuti dall'obbligo dichiarativo.

Se lo Stato pone un’obbligazione a carico di Airbnb e quest’ultima decide di interpretare la legge e farsi scudo di improbabili norme europee, facendosi beffe di quel poco di sovranità fiscale di cui ancora disponiamo, il danno c’è già. Anzi, il danno è proprio quello, prima ancora dell’ammanco nelle casse dello Stato.

La Procura di Milano ha sequestrato ad Airbnb, nota piattaforma online di locazioni brevi, 779 milioni per evasione fiscale. Il caso di Airbnb, con il decreto di sequestro da 779 milioni di euro, per il mancato versamento, in qualità di sostituto di imposta, della cedolare secca al 21% sugli affitti brevi, avrà il suo immediato riverbero fiscale sugli host perché sono loro i contribuenti finali della tassa che la piattaforma doveva trattenere e gestire. Un ruolo sempre rifiutato dalla società che si era prima appellata alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che si era espressa nel dicembre del 2022 a sfavore e poi al Consiglio di Stato, che recependo quel verdetto, lo scorso 24 ottobre ha stabilito che lo Stato può chiedere di raccogliere informazioni e dati sulle locazioni effettuate, e soprattutto di applicare la ritenuta d’imposta alla fonte prevista dal regime fiscale nazionale.

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