Tufino, una bambina muore di stenti: la contesa tra i genitori e l’affido informale
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Redazione Interno
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La tragica morte di Alessandra, una bambina di soli quattro anni, avvenuta a Tufino nel dicembre del 2024, solleva, oltre all’orrore per le violenze subite, una serie di interrogativi sulla complessa vicenda familiare che ne ha preceduto il decesso, una vicenda giudiziaria che il tribunale per i Minori non aveva ancora risolto. I genitori naturali, infatti, erano impegnati in una contesa per la custodia della figlia, una situazione di conflitto che si protraeva dalla fine della loro relazione e che, in assenza di un provvedimento definitivo, aveva portato il padre a compiere una scelta autonoma e fatale: affidare la bambina ai cugini, in quella casa di Tufino dove tutto sarebbe precipitato.
La dinamica dell’affido e l’arrivo nella casa degli zii
In quel “tira e molla” tra i due ex coniugi, caratterizzato da tensioni e instabilità, la piccola Alessandra aveva così trovato una sistemazione precaria, lontana da entrambi i genitori e senza la supervisione delle autorità competenti. Finì a vivere con gli zii paterni, una coppia che aveva già tre figli e che, stando a quanto emerge dalle indagini coordinate dal procuratore Marco Del Gaudio, si sarebbe rivelata incapace di garantire le cure minime necessarie. Quel trasferimento, che doveva forse apparire come una soluzione temporanea e di comodo, si trasformò invece nell’inizio di un incubo, configurando un quadro che i magistrati definiscono, senza mezzi termini, di “child neglect”, una forma estrema di incuria e trascuratezza.
Le violenze e la versione costruita per i sanitari
È proprio in quell’abitazione che la vita della bambina, privata di ogni supporto fisico, sanitario ed emotivo, si è lentamente e inesorabilmente spenta, consumata da stenti e maltrattamenti. La notte tra il 13 e il 14 dicembre, quando ormai le sue condizioni erano disperate, gli zii la portarono in ospedale, fornendo ai medici una versione degli eventi costruita ad arte: raccontarono di una banale caduta dalle scale, un incidente domestico che avrebbe dovuto spiegare le condizioni critiche della piccola. I sanitari, però, non credettero a quella ricostruzione; sul corpicino di Alessandra, oltre ai segni della denutrizione, trovarono infatti evidenti lesioni riconducibili a violenze e ustioni, segni inequivocabili di un abuso prolungato e sistematico che nulla aveva a che fare con un accidentale capitombolo.
La svolta nelle indagini e le accuse di omicidio aggravato
Le indagini della Procura, scattate nel momento in cui la notizia della morte ha spezzato il silenzio di quella casa, hanno quindi preso una direzione precisa, portando all’arresto dei due coniugi con la pesante accusa di omicidio aggravato. L’inchiesta ricostruisce una condotta che, settimana dopo settimana, ha portato alla morte della bambina, una condotta fatta di privazioni e violenze che i magistrati ritengono di dover qualificare come un vero e proprio delitto. La coppia, che pure aveva accettato l’affido informale della nipote, viene accusata di averla invece abbandonata a se stessa, negandole persino le attenzioni più basilari, in un crescendo di sofferenza che ha avuto un epilogo prevedibile e drammatico.




