Ets, la riforma Ue: più flessibilità per l’industria, obiettivo elettrificazione al 46%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Commissione europea ha presentato oggi la proposta di revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), pilastro della politica climatica comunitaria sin dal 2005, accompagnandola con un piano d'azione per l'elettrificazione volto a trasformare l'Europa nel primo continente alimentato a energia elettrica.

Il pacchetto, che arriva in un contesto di crescenti pressioni geopolitiche ed economiche sul tessuto industriale europeo, mira a trovare un punto di equilibrio tra le istanze di alleggerimento avanzate da diversi Stati membri e l'esigenza di preservare la logica fondante del meccanismo, orientandolo verso il nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040.

La vicepresidente esecutiva Teresa Ribera ha sottolineato come l'iniziativa getti le fondamenta per l'economia futura, mentre il commissario per il Clima Wopke Hoekstra ha parlato di un'unione tra azione climatica ambiziosa e competitività, che apre la strada alla reindustrializzazione e all'indipendenza del continente.

Il nuovo ritmo della riduzione delle emissioni e le quote gratuite

Il cuore della riforma riguarda il fattore lineare di riduzione (LRF), il meccanismo che determina il calo annuo del numero di quote di emissione disponibili sul mercato. La proposta della Commissione prevede un rallentamento del ritmo a partire dal 2031: il tasso scenderà dall'attuale 4,4% al 3,7% per il quinquennio 2031-2035, per poi attestarsi all'1,7% tra il 2036 e il 2040.

Questa traiettoria, più graduale rispetto al passato, risponde alle richieste di quei settori produttivi che temono un impatto troppo severo sulle proprie attività, ed è stata definita dal commissario Hoekstra come una scelta che "non chiede di più ai settori Ets, ma non chiede neppure di meno", mantenendo l'equilibrio con le aree escluse dal mercato del carbonio.

Parallelamente, per gli anni 2036-2040, è stata introdotta la possibilità di ricorrere fino al 2% di crediti internazionali di alta qualità, un'opzione per finanziare progetti di decarbonizzazione oltre i confini dell'Unione e fornire un margine di manovra quando la riduzione delle emissioni in Europa diventerà più onerosa.

La battaglia per le quote gratuite e l'allargamento del perimetro

Il fronte caldo della revisione era quello delle cosiddette quote gratuite, un tema su cui un blocco di dieci Paesi, guidato da Italia e Polonia, aveva chiesto a gran voce una "revisione radicale" per tutelare la competitività delle industrie più esposte al rischio di delocalizzazione.

La Commissione ha risposto proponendo un'estensione delle assegnazioni gratuite per i settori manifatturieri, in particolare quelli coperti dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), come cemento, acciaio e alluminio, spingendone il termine oltre il 2034 e fino al 2038.

Per ottenere queste quote, tuttavia, le aziende dovranno rispettare una nuova condizionalità: l'80% delle assegnazioni sarà legato alla pubblicazione di piani aziendali per gli investimenti nella decarbonizzazione, mentre il restante 20% sarà erogato solo a seguito dell'attuazione e della rendicontazione di questi investimenti. Per quanto riguarda il perimetro del sistema, la riforma prevede un'importante estensione ai voli commerciali: saranno inclusi tutti quelli con partenza dall'Europa e arrivo entro 5.000 chilometri dall'aeroporto di Francoforte, una misura che mira a colpire gli hub di transito mediorientali come Istanbul e Doha, che finora godevano di un vantaggio competitivo rispetto agli scali europei. Verranno inclusi, inoltre, gli inceneritori di rifiuti urbani a partire dal 2031 in modo graduale.

Il piano per l'elettrificazione: un'Europa a trazione elettrica

Accanto alla riforma dell'ETS, la Commissione ha svelato il piano d'azione per l'elettrificazione, un progetto ambizioso che punta a raddoppiare il tasso di elettrificazione dell'economia europea, portandolo dall'attuale 23% al 46% entro il 2040. L'obiettivo è sostituire "le molecole nere, costose e inquinanti" con "elettroni puliti, economici e prodotti internamente", riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e la vulnerabilità del continente agli shock geopolitici.

Il commissario per l'Energia, Dan Jørgensen, ha evidenziato come, nonostante il 70% dell'elettricità Ue provenga già da fonti pulite, il tasso di elettrificazione dei consumi sia rimasto stagnante per un decennio, e ha ricordato come la recente crisi dello Stretto di Hormuz sia costata all'Europa oltre 50 miliardi di euro aggiuntivi per l'energia, senza ricevere una sola molecola in più.

Per superare le barriere esistenti, il piano prevede azioni per riequilibrare il divario di prezzo tra elettricità e gas, ridurre gli oneri di rete per le imprese energivore, accelerare le autorizzazioni per le connessioni e incentivare la diffusione di tecnologie come pompe di calore e veicoli elettrici.

Risorse e investimenti per la transizione

Un aspetto centrale della proposta è la destinazione delle ingenti risorse generate dal sistema ETS. Dal suo lancio, il mercato del carbonio ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate, reinvestite in innovazione e modernizzazione energetica.

La nuova riforma mira a rendere questo flusso di denaro più incisivo per l'industria, proponendo che il 50% dei ricavi provenienti dalle aste nazionali venga obbligatoriamente indirizzato a progetti di decarbonizzazione industriale, un cambio di rotta rispetto al passato, quando, come ha sottolineato il commissario Hoekstra, meno del 10% di quella quota veniva speso per questo scopo.

Per sostenere questi investimenti, la Commissione ha proposto anche una revisione dei parametri di riferimento (benchmark), che dovrebbe tradursi in un'assegnazione di quote gratuite aggiuntive per un valore di circa sei miliardi di euro nel periodo 2026-2030, a beneficio di quegli impianti i cui permessi vengono calcolati in base al calore o al combustibile consumato.

Inoltre, per stabilizzare il mercato e garantire un sufficiente numero di quote a disposizione, si interverrà sulla Riserva di Stabilità del Mercato (MSR), riducendo dal 24% al 12% la percentuale di permessi in eccesso che vengono ritirati annualmente dal mercato.

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