Bevande energetiche vietate ai minori di 16 anni, a Manchester cresce il consenso: «La salute viene prima»
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Redazione Esteri
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L'ipotesi di un divieto alla vendita di bevande energetiche per i minori di 16 anni, che il governo britannico conta di introdurre a partire dall'aprile del 2027, sta raccogliendo un crescente favore tra i residenti della Greater Manchester. Sono molteplici le testimonianze che giungono dal territorio, e che dipingono un quadro allarmante di un consumo ormai radicato tra i giovanissimi, con preoccupazioni che spaziano dalla dipendenza da caffeina fino ai possibili danni alla salute cardiaca.
A dare voce a questo sentimento popolare sono in particolare i più giovani, che descrivono abitudini ormai consolidate nelle loro cerchie di amicizie, e che ora vedono nell'intervento legislativo l'unico strumento per arginare un fenomeno fuori controllo.
«Ne sono dipendenti da anni», la voce dei ragazzi
Barbara Zeonikova, una commessa di 19 anni, racconta senza mezzi termini la realtà che osserva quotidianamente tra i suoi coetanei, confermando come l'abitudine al consumo di queste bevande sia ormai parte integrante della routine quotidiana per molti adolescenti. «Ho un sacco di amici che non riescono a passare nemmeno un giorno senza bere una Red Bull o una Monster», afferma la ragazza, esprimendo la convinzione che il divieto, lungi dall'essere inutile, rappresenti una misura efficace e necessaria per interrompere questo ciclo.
Barbara sottolinea come, in fondo, se un sedicenne è determinato a procurarsi una lattina, lo farà comunque, nonostante il parere contrario dei genitori, e per questo motivo ritiene che spetti proprio al governo impedire la fornitura di questi prodotti ai minorenni.
Un'altra testimonianza, quella di Stephen Seers, 21 anni, aggiunge un ulteriore tassello alla comprensione del fenomeno, paragonando l'effetto di queste bevande a quello della nicotina. Stephen racconta di aver iniziato a bere energy drink alle scuole superiori, seguendo semplicemente la massa, e di come in breve tempo si sia instaurata una dipendenza difficile da spezzare.
«Una volta che inizi a berli, ne diventi dipendente quasi subito e finisci per farci affidamento», spiega il ragazzo, evidenziando come il gusto e l'alto contenuto di caffeina contribuiscano a creare un legame fisico e psicologico che rende poi molto arduo rinunciarvi.
I rischi per la salute tra aritmie e farmaci
Se da un lato c'è chi descrive una dipendenza psicologica, dall'altro emergono conseguenze ben più gravi e tangibili sulla salute fisica. Un'intervista raccolta sul territorio riporta il caso di un giovane che ha dovuto fare i conti con i danni provocati da un consumo eccessivo di energy drink, un monito potente che va al di là della semplice abitudine.
Il ragazzo, che ha raccontato di aver bevuto fino a quattro, cinque o sei Red Bull al giorno durante l'adolescenza, ha dichiarato di aver sviluppato un'aritmia cardiaca, una condizione che lo costringe oggi ad assumere farmaci per cercare di regolarizzare il battito cardiaco. «Non riesco ad avere un battito regolare proprio perché, da giovane, bevevo quattro, cinque, sei Red Bull al giorno», ha dichiarato, sottolineando come il suo corpo non riesca più a tornare alla normalità, rendendo il suo sostegno al divieto assoluto e categorico.
Commercianti e pensionati: «La salute prima dei guadagni»
Il consenso per il provvedimento non si limita ai giovani che hanno sperimentato i danni di queste bevande, ma coinvolge trasversalmente diverse fasce della popolazione, compresi gli adulti e gli stessi esercenti. Sam Chaudry, che gestisce un negozio e quindi potrebbe subire un contraccolpo economico dalla misura, non ha dubbi sul fatto che la priorità debba essere la salute dei ragazzi.
«Vietare la bevanda energetica ai minori di 16 anni inciderà sui nostri guadagni, ma la loro salute è più importante dei nostri guadagni», ha affermato Chaudry, dimostrando come l'interesse collettivo prevalga su quello individuale.
Dello stesso avviso è Maureen Adams, una pensionata di 85 anni, che pur esprimendo qualche timore circa possibili derive verso altre sostanze, giudica positivamente l'iniziativa. «È davvero un bene vietare queste bevande, così gli adolescenti non possono procurarsele», commenta la donna, evidenziando come la misura sia percepita come un passo avanti nella tutela delle nuove generazioni, anche se, secondo lei, se i ragazzi non riusciranno ad averle, potrebbero cercare qualcos'altro per "sballarsi", ribadendo la sua contrarietà alle droghe.




