Ornella Muti, l'autoritratto di Francesca Rivelli tra vita privata e carriera

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ornella Muti, il cui nome anagrafico è Francesca Romana Rivelli, ha ripercorso la sua esistenza in un libro che si presenta come un diario «impressionista», genuino e privo di fronzoli. L'opera, intitolata "Questa non è Ornella Muti. Autoritratto di una diva fuori posto", è scandita in quarantadue capitoli che assomigliano a pillole esistenziali, dove si mescolano ricordi di set e di amori, riflessioni e momenti di introspezione. La struttura, volutamente frammentaria, delinea il ritratto di un'artista che, compiuti settant'anni lo scorso marzo, sente il bisogno di scavare oltre l'icona per ritrovare la persona.

Il peso della verità sugli altri

Durante la presentazione del volume a "Domenica In", l'attrice ha dialogato con Mara Venier in un botta e risposta che ha toccato anche i nodi più delicati della scrittura autobiografica. La Muti, mostrando una certa ritrosia nel riportare in televisione alcuni episodi già messi nero su bianco, ha ammesso senza giri di parole che la parte più difficile da stendere è stata proprio quella dedicata agli altri. Un'ammissione che svela il disagio, per una donna che dichiara di sentirsi semplicemente Francesca tra le mura domestiche, nell'esporre pubblicamente giudizi o vicende che coinvolgono colleghi e compagni di vita.

La vita presente tra campagna e scelte personali

Il racconto, che abbraccia sia la sfera professionale che quella privata, proietta l'immagine attuale di una donna che si descrive come centrata su se stessa e lontana dai clamori. Vive in campagna con la figlia Naike, ha abbracciato da poco una dieta vegana che esclude persino le uova, e anticipa un Natale trascorso a Roma, sua città natale, in mezzo ai figli e ai nipoti. Sono questi, ha sottolineato, i momenti in cui l'immagine pubblica cede il passo alla sostanza, rivelando chi sia veramente al di là del nome d'arte scelto per lei, tanti anni fa, dal regista Damiano Damiani.

I rapporti complessi sul set

Tra le curiosità sollevate dal libro, una in particolare ha stuzzicato l'interesse di Mara Venier durante la trasmissione: il rapporto con il collega Alain Delon. La Muti, senza scendere in dettagli espliciti ma con fermezza, ha confermato che l'esperienza di lavoro con l'attore francese non fu delle più idilliache, definendolo "cattivo" nei suoi confronti. Questa confessione, seppur misurata, aggiunge un tassello a un ritratto che non indulge all'agiografia del mondo dello spettacolo, preferendo invece una narrazione più autentica, a volte persino spigolosa, degli anni di carriera.

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