Il dilemma di Meloni sul referendum costituzionale
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Redazione Interno
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Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, si trova di fronte a un dilemma. Ha dichiarato che intende portare avanti il referendum sul premierato, una riforma istituzionale che ha definito "la madre di tutte le riforme". Tuttavia, la sua decisione di legare il suo destino politico all'esito del referendum potrebbe rivelarsi rischiosa.
Il rischio del referendum
La storia recente ci insegna che i referendum istituzionali possono essere palcoscenici per suicidi politici. Matteo Renzi ne è un esempio lampante. Personalizzare al massimo una riforma istituzionale può coalizzare tutti coloro che si hanno contro, che numericamente rappresentano la maggioranza degli elettori. Inoltre, si rischia di perdere per strada qualcuno che non dovrebbe essere contro, ma che nel segreto dell’urna potrebbe fare lo sgambetto.
Il consiglio di Sabino Cassese
Sabino Cassese, uno dei saggi della Repubblica, ha suggerito a Meloni di non personalizzare la battaglia sul premierato. Secondo lui, Meloni dovrebbe cercare di spersonalizzare una scadenza che potrebbe diventare problematica. La premier, nel frattempo, ha cercato di lanciare un messaggio chiaro: l'esito del referendum non ha nulla a che vedere con la durata del governo, per cui anche se dovesse perderlo resterebbe a Palazzo Chigi.
La tensione tra istinto e ragione
Meloni si trova quindi in una situazione di tensione tra l’istinto a sfidare i rivali a costo di “lasciarci le penne” e la ragione che suggerisce di non personalizzare la battaglia sul premierato. Il futuro del suo governo e la sua stessa carriera politica potrebbero dipendere da come gestirà questa tensione nei prossimi mesi. Il futuro referendum costituzionale sarà un banco di prova cruciale per la sua leadership.




