A Cannes un film-testimonianza su Gaza, tra denuncia e memoria
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre il festival di Cannes entra nel vivo della sua programmazione, tra pellicole in concorso e anteprime attese, è un documentario a catalizzare l’attenzione per il suo valore politico e umano. Put Your Soul on Your Hand and Walk, opera della regista iraniana Sepideh Farsi, racconta la vita e la morte di Fatima Hassouna, fotografa palestinese di 25 anni uccisa da un missile israeliano a Gaza insieme alla sua famiglia. Presentato nella sezione Acid, il film non è solo un omaggio postumo, ma un atto di resistenza contro l’oblio, un tentativo di fissare nella memoria collettiva un conflitto che continua a mietere vittime.
Le immagini di Hassouna, esposte in diversi punti di Cannes – incluso il Padiglione Palestina – mostrano ciò che i telegiornali spesso riducono a numeri: macerie, volti scavati dalla paura, una quotidianità stravolta. Quella che Farsi definisce «una guerra senza fine» trova qui una voce, seppur tardiva. «Le avevo mandato una prima versione del montaggio», ha raccontato la regista, «ma non ha fatto in tempo a vederlo». Le bombe hanno interrotto ogni progetto, ogni promessa, lasciando solo il suo sguardo impresso nelle riprese.
Ken Loach, pur senza presentare opere in concorso, ha portato la sua presenza militante sulla Croisette, denunciando ciò che definisce senza mezzi termini «genocidio». «Se i criminali di guerra restano impuniti», ha dichiarato, «quali orrori verranno dopo?». Le sue parole riecheggiano tra chi, nel mondo del cinema, prova a trasformare la finzione in strumento di verità. Intanto, in competizione, Dominik Moll presenta Dossier 137, giallo ispirato a un caso reale di violenze poliziesche insabbiate, dimostrando come la settima arte possa scavare anche nelle pieghe più oscure del potere.




