Kolchoz, Emmanuel Carrère torna alla madre e guarda alla guerra in Ucraina
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Kolchoz segna il ritorno di Emmanuel Carrère a una delle presenze più costanti della sua narrativa, la madre, figura che lo scrittore descrive come bussola narrativa conscia e inconscia di molti dei suoi percorsi letterari.
Presentando il libro, Carrère ha spiegato che il termine che dà il titolo all’opera possiede per lui un significato diverso da quello storico legato all’Unione Sovietica. Se il kolchoz indicava le aziende agricole collettive dell’Urss, nella sua famiglia rappresentava invece un rituale infantile, il momento in cui tutti stavano a letto insieme.
Il ricordo riaffiora anche nel racconto della morte della madre, quando lui e i fratelli si ritrovarono nuovamente tra le stesse pareti, compiendo per l’ultima volta quel gesto familiare che aveva accompagnato l’infanzia. cdt +3
La dimensione familiare al centro del nuovo libro
Il rapporto tra esperienza privata e dimensione pubblica attraversa la lettura di Kolchoz. Nel testo dedicato al libro viene richiamato uno slogan femminista degli anni Sessanta secondo cui “il personale è politico”, ma l’osservazione viene estesa anche alla sfera familiare.
In questa prospettiva, il nuovo romanzo dello scrittore francese lascia emergere come le vicende domestiche possano diventare una chiave di interpretazione di temi più ampi.
L’opera è arrivata in Italia per Adelphi nella traduzione di Francesco Bergamasco e riporta al centro della narrazione una genealogia personale che si intreccia con la Russia, il lutto e la memoria.
La figura materna non appare come un semplice elemento biografico, ma come un punto di riferimento attraverso cui osservare persone, luoghi e passaggi della storia. ilfattoquotidiano +3
Carrère è considerato da molti lettori uno scrittore di culto grazie a uno stile ricco di dettagli e capace di costruire intrecci complessi senza perdere fluidità narrativa. Nel ritratto che accompagna l’uscita di Kolchoz emerge l’immagine di un autore che guarda all’eterna commedia umana con compassione e ironia.
Pur definendosi un mancato sessantottino perché troppo giovane negli anni delle contestazioni, lo scrittore continua a confrontarsi con temi che collegano individuo e società.
La materia autobiografica diventa così uno strumento per raccontare anche contesti più ampi, seguendo un percorso che attraversa generazioni, luoghi e trasformazioni storiche. quotidianodipuglia +3
Dalla politica francese all’Ucraina
Nel corso dell’incontro a Palazzo Grazioli, sede della Stampa Estera, Emmanuel Carrère ha risposto alle domande dei corrispondenti stranieri e della stampa italiana affrontando anche temi politici.
Lo scrittore ha ricordato di aver realizzato due reportage dedicati a Emmanuel Macron dall’inizio del suo mandato e di non escludere un terzo lavoro sul presidente francese, che considera un personaggio interessante.
Diversa la situazione rispetto alla politica italiana, che ha dichiarato di non conoscere abbastanza da poter raccontare con lo stesso livello di approfondimento.
Ha però ricordato di aver visto Giorgia Meloni durante il G7 in Canada mentre seguiva Macron e di apprezzarne il sostegno all’Ucraina, indicandolo come un criterio con cui valuta i politici. corriere +3
Tra le affermazioni che hanno attirato maggiore attenzione figura anche il giudizio sul conflitto in corso. Carrère ha sostenuto che la guerra in Ucraina finirà male per Kiev, una valutazione espressa nel contesto di una riflessione più ampia sulla situazione internazionale.
Nello stesso incontro lo scrittore ha affrontato anche il rapporto tra letteratura e nuove tecnologie, arrivando a dichiarare che “tutto è finzione” e ipotizzando che un giorno l’intelligenza artificiale possa prendere il posto degli scrittori.
Le sue parole hanno accompagnato la presentazione di un libro che continua a muoversi tra memoria privata e storia collettiva, mantenendo al centro il legame tra esperienza personale e grandi questioni del presente. quotidianodipuglia +3
Le radici familiari e il racconto delle origini
Nel materiale che accompagna Kolchoz trova spazio anche una ricostruzione che riporta il lettore alla fine dell’Ottocento. Siamo nel 1895 e la famiglia Komarovskij divide il proprio tempo tra Mosca, la tenuta di Gorodnja e diverse località europee frequentate durante le stagioni di villeggiatura.
Interlaken, Biarritz e Baden-Baden diventano tappe di un mondo aristocratico osservato attraverso i movimenti e gli incontri dei protagonisti.
Proprio a Baden-Baden la giovane contessa Ol’ga Komarovskij incontra quello che diventerà il suo futuro marito, in circostanze che vengono immaginate come mondane e ordinarie, tra escursioni, partite a carte e serate danzanti al casinò.
Questo scenario amplia ulteriormente il quadro narrativo, inserendo la storia familiare in una cornice più vasta che attraversa epoche, geografie e generazioni. quotidianodipuglia +3




