Confermata la condanna a 18 anni per la colf che uccise l'anziana spingendola dalla finestra
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Redazione Interno
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La Corte d’Assise d’Appello di Brescia, presieduta da Eliana Genovese, ha confermato senza variazioni la condanna a diciotto anni di reclusione per Krystyna Mykhalchuk, la donna di origini ucraine di 28 anni giudicata colpevole dell’omicidio di Rosanna Aber. L’anziana, che aveva 77 anni, perse la vita il 22 aprile del 2022 precipitando dalla finestra della sua abitazione, situata al quarto piano di un edificio nel quartiere di Colognola, a Bergamo; una fine atroce, sulla quale i giudici, dopo una camera di consiglio durata due ore e mezza, hanno ribadito le pesanti responsabilità della colf, già individuate in primo grado lo scorso gennaio.
Le prove a carico e il movente
Il quadro probatorio, che ha portato alla conferma della sentenza, si è basato su un insieme di elementi – tra i quali, si apprende, ricerche effettuate su internet – i quali avrebbero dimostrato la volontarietà del gesto. All’accusa di omicidio volontario aggravato si sono aggiunti, per la Mykhalchuk, i reati di furto e utilizzo indebito di carte di credito, poiché la stessa imputata, come emerso nel processo, aveva ammesso di aver sottratto con il bancomat della vittima la somma di duemila euro, prelevandone una parte a insaputa della signora Aber. Quel denaro, stando a quanto ricostruito, sarebbe servito a finanziare una dipendenza dal gioco d’azzardo, circostanza che fornisce una possibile spiegazione al movente della vicenda, sebbene i giudici si siano limitati a valutare gli atti processuali senza aggiungere commenti estranei.
La dinamica del fatto
La ricostruzione dei carabinieri, poi convalidata in sede giudiziaria, descrive un episodio di violenza domestica consumatosi all’interno dell’appartamento in via Einstein, dove la pensionata viveva. La Mykhalchuk, che all’epoca dei fatti svolgeva regolarmente le mansioni di badante e colf per la donna, avrebbe spinto la vittima dal balcone della camera da letto, causandone la morte immediata. Un gesto brutale, che ha privato della vita una persona anziana e indifesa, gettando nello sconcerto l’intero quartiere e aprendo un capitolo giudiziario che, con la sentenza di appello, vede oggi un’importante conferma delle taccuse.
Il percorso processuale
La vicenda giudiziaria, che ha avuto il suo epilogo in appello dopo il primo grado di giudizio, non ha dunque conosciuto soste o attenuazioni per l’imputata, la quale – nonostante avesse un marito e una figlia piccola residenti a Scanzorosciate – dovrà scontare l’intera pena inflittale. Il processo, celebrato a Brescia, ha visto la corte – della quale faceva parte, a latere, Antonio Minervini – valutare con attenzione ogni elemento, compresi i prelievi illeciti e le prove digitali, fino a giungere a una decisione che, pur nella sua durezza, è stata ritenuta conforme alla gravità dei fatti contestati.




