La Cina incalza le big tech e il report della Banca del Fucino mette in guardia sulla bolla dell’IA
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Redazione Economia
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Le turbolenze che hanno scosso i mercati finanziari a fine luglio, con un deciso sell-off sui titoli tecnologici americani, potrebbero essere solo l’inizio di una correzione più profonda per un settore, quello dell’Intelligenza Artificiale, che fino a ieri sembrava viaggiare su un binario inarrestabile. A lanciare l'allarme, con un'analisi puntuale che arriva a quasi quattro anni dal lancio di ChatGPT, è il nuovo report "Fucino Flash" intitolato "IA: La bolla e lo spillo", pubblicato dall'Ufficio Studi della Banca del Fucino.
Lo studio, che aggiorna una precedente analisi dello scorso dicembre, si concentra su un duplice fronte: da un lato, la crescente perplessità degli investitori circa i reali ritorni dei colossi statunitensi, dall’altro, l'inarrestabile ascesa della Cina, che sta dimostrando di saper competere non solo sul piano tecnologico, ma anche su quello cruciale dei costi, mettendo in discussione la rendita di posizione delle big tech a stelle e strisce.
La bolla e lo spillo: dubbi sui fondamentali di Wall Street
Il rapporto della Banca del Fucino parte da un'osservazione che sta diventando sempre più diffusa tra gli analisti: le attuali quotazioni delle big tech americane non sono interamente giustificate dai fondamentali economici. L’entusiasmo che aveva portato a un rally senza precedenti, contribuendo per oltre il 75% alla crescita dell'S&P500 tra il 2022 e il 2025, si sta scontrando con la richiesta di ritorni concreti.
I P/E Ratio, pur restando elevati, hanno già subito ritracciamenti significativi: basti pensare al -15% fatto registrare da Nvidia tra il picco di maggio e la fine di luglio, o al crollo di circa il 40% dell'indice Kospi coreano, fondamentale per il mercato globale dei semiconduttori.
Non si tratta solo di una correzione tecnica, ma di un campanello d'allarme che suona in concomitanza con un altro dato allarmante: il crescente indebitamento degli hyperscaler, con un'impennata delle emissioni obbligazionarie che potrebbe raggiungere un +107% nel 2026 secondo le stime di Goldman Sachs.
Il vero nodo, come sottolineato dallo studio, è la circolarità dei profitti e dei finanziamenti che ha alimentato la bolla. Il timore è che la situazione possa evolvere in uno scenario speculativo analogo alla bolla delle ferrovie del 1873 o a quella dot-com del 2000, dove la tecnologia rivoluzionaria era reale, ma le valutazioni di mercato erano eccessivamente distaccate dalla realtà economica.
A rendere il quadro più complesso c'è la concorrenza globale, con la Cina che sta erodendo la rendita da monopolio tecnologico di cui hanno goduto finora le aziende statunitensi.
La Cina accorcia le distanze: modelli open-weight e crollo dei costi
La minaccia per la Silicon Valley arriva da Oriente, dove la Cina sta colmando il divario tecnologico con una rapidità che ha colto di sorpresa molti osservatori. Il 27 luglio, tre eventi hanno simultaneamente scosso le quotazioni del settore dei semiconduttori, mettendo in luce un nuovo paradigma. La startup cinese Moonshot AI ha presentato Kimi K3, un modello di intelligenza artificiale da 2,8 trilioni di parametri, classificato come il più grande modello open-weight (pesi aperti) al mondo.
A differenza dei modelli closed-source di OpenAI e Anthropic, Kimi K3 può essere scaricato, eseguito e adattato liberamente dagli sviluppatori di tutto il mondo. Le sue prestazioni, secondo i test indipendenti di Artificial Analysis, si collocano subito dopo i modelli di punta americani, ma a un costo operativo pari a circa un terzo di quello di Claude Fable 5 di Anthropic, offrendo prestazioni comparabili nella scrittura di codice.
L’ascesa dei modelli cinesi è un fenomeno che va ben oltre un singolo lancio. I dati diffusi dalla piattaforma Hugging Face mostrano come, nell'ultimo anno, i modelli provenienti dalla Cina abbiano rapidamente conquistato la quota maggiore di download a livello globale, raggiungendo il 41% del totale. Alibaba ha risposto con l'annuncio del suo Qwen3.8, un altro modello open-weight da 2,4 trilioni di parametri, mentre DeepSeek è stato scelto dalla Malesia come base per il proprio ecosistema sovrano di IA.
Questa strategia open-source sta letteralmente ribaltando il mercato: aziende occidentali come Airbnb, Uber Eats, Siemens e Coinbase stanno già preferendo le più economiche soluzioni cinesi per gran parte delle loro attività operative, attratte da un rapporto qualità-prezzo che i modelli statunitensi faticano a eguagliare.
Il nodo della distillazione e lo scontro geopolitico
Dietro la rapida ascesa dei modelli cinesi si cela una pratica al centro di un'accesa disputa diplomatica e legale: la distillazione dell'IA. Secondo un'inchiesta giornalistica che ha scosso gli ambienti della sicurezza nazionale, ricercatori legati a enti governativi cinesi e persino all'esercito di liberazione starebbero utilizzando l'output dei modelli avanzati di OpenAI e Anthropic per addestrare i propri sistemi nazionali, aggirando di fatto le restrizioni all'esportazione di chip avanzati imposte dall'amministrazione Trump.
La tecnica, che consiste nell'utilizzare le risposte e le capacità di un modello "insegnante" per addestrare un modello "studente" più piccolo ed efficiente, è una pratica comune nel settore, ma la portata industriale che avrebbe assunto in Cina ha fatto scattare l'allarme a Washington.
Le accuse, che riguardano anche possibili applicazioni in ambito militare, hanno diviso la Casa Bianca e la Silicon Valley. Da un lato, OpenAI e Anthropic, i cui modelli sono stati presi di mira, premono per sanzioni e restrizioni severe. Dall'altro, colossi come Nvidia, Microsoft e Meta, che vedono nei modelli open-source un'opportunità per espandere il mercato e vendere più chip, si oppongono a qualsiasi divieto che possa limitare l'accesso a queste tecnologie.
La tensione è tale che ByteDance, la società proprietaria di TikTok, ha vietato ai propri dipendenti l'uso della distillazione sui modelli americani, temendo che una ritorsione di Washington possa mettere a rischio il suo business negli Stati Uniti.
Prezzi in picchiata e nuove regole per il mercato
Il crollo dei prezzi dell’Intelligenza Artificiale, che in soli tre anni ha registrato un calo del 90%, sta riscrivendo le regole del gioco per l'intero settore. La possibilità di accesso a modelli open-weight a bassissimo costo, se da un lato democratizza l'uso dell'IA e alimenta una domanda globale più ampia, dall'altro sta comprimendo i margini di profitto dei laboratori statunitensi.
Il timore degli investitori, che si riflette nelle recenti correzioni di borsa, è che i profitti futuri non riescano a giustificare le colossali spese infrastrutturali già sostenute, quantificate in centinaia di miliardi di dollari. L'ecosistema dell'IA, un tempo dominato da pochi attori americani, si sta trasformando in un mercato globale e ipercompetitivo, dove il vantaggio tecnologico puro non basta più per garantire una rendita, ma è sempre più determinante il fattore costo, un terreno su cui la Cina sembra destinata a giocare un ruolo da protagonista.
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