Mutui, la corsa dei tassi taglia il risparmio del variabile
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Redazione Economia
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Quindici euro in più al mese per il tasso fisso, quattordici per il variabile. Il rincaro può sembrare contenuto, ma nell’arco di un anno significa spendere fino a 180 euro in più, in una fase nella quale sui bilanci familiari pesano già gli aumenti della spesa, delle bollette e degli altri costi legati alla casa. È la fotografia scattata da Silvano Bartolini, esperto credito del Codacons Toscana, che prende come riferimento un mutuo da 140mila euro della durata di vent’anni.
A settembre 2025 un finanziamento a tasso fisso prevedeva mediamente una rata di 797 euro e un Taeg del 3,30%; un anno dopo la rata è salita a 812 euro, con il Taeg al 3,50%. Sul variabile si è passati da 769 a 783 euro al mese, mentre il Taeg è cresciuto dal 2,90 al 3,10%.
La stretta della Bce e l’effetto sulle rate
A muovere il mercato è stata la decisione della Banca centrale europea, che a settembre ha aumentato i tassi di riferimento di 25 punti base, portando il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%. Si tratta del secondo rialzo del 2026, dopo quello deciso a giugno. A spingere Francoforte verso la stretta è stata soprattutto la ripresa dell’inflazione nell’area euro, salita in agosto al 3,3%, uno dei valori più elevati degli ultimi tre anni e ancora lontano dall’obiettivo del 2%.
Sul rialzo dei prezzi pesa la crisi energetica provocata dal protrarsi del conflitto in Medio Oriente, che ha alimentato l’incertezza sulle forniture e sulle quotazioni dell’energia.
Variabile e fisso, il divario si assottiglia
Gli effetti della stretta si trasmettono al costo del credito con tempi e modalità diverse. Per i mutui variabili il passaggio è più diretto, perché le rate sono generalmente legate all’Euribor, indice che tende a seguire la politica monetaria della Bce. Il fisso dipende invece soprattutto dagli indici Irs, influenzati dai rendimenti delle obbligazioni a medio-lungo termine. Secondo l’osservatorio di MutuiOnline, ad agosto il Tan medio dei mutui variabili a 20 e 30 anni era rimasto stabile al 2,80%, mentre quello dei fissi era salito dal 3,35% di luglio al 3,46% di agosto.
A incidere è stato il rialzo dei Bund tedeschi a trent’anni, riferimento per gli Irs usati dalle banche nella determinazione dei tassi fissi: i rendimenti a lunga scadenza hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi quindici anni. Con l’aumento deciso dalla Bce, le simulazioni indicano per il variabile un Tan medio del 3,05%. La distanza rispetto al fisso, ipotizzato fermo al 3,46%, si riduce così dai precedenti 66 punti base a 41. Il variabile conserva dunque un vantaggio economico, ma il margine diventa molto più contenuto.
Le simulazioni sui nuovi contratti
A mostrare in concreto l’effetto dell’aumento del costo del denaro è una simulazione realizzata da Credipass in esclusiva per Il Sole 24 Ore. Il confronto riguarda un mutuo da 130mila euro, con durata di 25 anni e ammortamento alla francese, ipotizzando una stipula a febbraio oppure a ottobre. Il modello utilizza una composizione dell’85% a tasso fisso e del 15% a tasso variabile, considerata rappresentativa della distribuzione delle nuove erogazioni. Quasi 13.500 euro in più nell’arco di 25 anni, pari a 540 euro l’anno: è il maggior costo stimato per chi stipula a ottobre rispetto a chi ha firmato a febbraio. Il conto, tradotto sulla rata mensile, equivale a circa 45 euro in più ogni mese.
Il mercato immobiliare tiene, ma l’incognita resta
Il quadro dei tassi si intreccia con un mercato immobiliare che continua a mostrare segnali di vitalità. Nei giorni scorsi l’Agenzia delle Entrate ha diffuso i nuovi dati sull’andamento delle compravendite residenziali nella prima parte dell’anno. Tra gennaio e giugno 2026 in Bergamasca si sono contate 8.851 transazioni, con un balzo del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, un trend leggermente più sostenuto della media nazionale, rimasta ferma al 2,1%.
Il dettaglio territoriale mostra una crescita particolarmente marcata nel capoluogo, dove le compravendite sono passate dalle 943 dei primi sei mesi del 2025 alle 1.109 del 2026, con un incremento del 17,6%. Nel resto della provincia la variazione è stata più contenuta, passando da 7.666 a 7.742 transazioni, per un aumento dell’1%. Nonostante il momento favorevole delle compravendite, resta l’incognita dei tassi d’interesse, con l’inasprimento della Bce che peserà sui finanziamenti delle famiglie.
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