Il Milan ritrova la vittoria a Cremona nei minuti di recupero: decide la zona Milan

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alla fine, anche quando la partita sembrava indirizzarsi verso un pareggio che avrebbe avuto il sapore di una battuta d'arresto, è stata la cosiddetta "zona Milan" - quella capacità di incidere negli istanti conclusivi - a risolvere l'incontro per i rossoneri. Nella trasferta allo stadio Giovanni Zini, il Milan ha dovuto sudare fino all'ultimo respiro per avere ragione di una Cremonese organizzata e combattiva, trovando infine due guizzi che valgono oro pesante in ottica classifica. La squadra di Massimiliano Allegri, dopo aver fallito maldestramente diverse occasioni nella seconda frazione di gioco, ha piazzato la zampata decisiva a novanta minuti ormai abbondantemente superati: al 89' è stato Strahinja Pavlovic a sbloccare il punteggio in mischia sugli sviluppi di un calcio d'angolo, con una deviazione fortunosa ma efficace che ha beffato il portiere Audero. E quando la Cremonese, ferita nell'orgoglio, si è gettata in avanti alla ricerca del pareggio, ha trovato il colpo del ko in contropiede al quarto minuto di recupero, firmato da Rafael Leao. Un successo, dunque, maturato nei cosiddetti "spiccioli" del viaggio, che permette al Diavolo di portarsi a meno dieci dalla capolista Inter in vista del derby di Milano della prossima settimana, ma anche e soprattutto di rispondere colpo su colpo al successo del Napoli, ottenuto anch'esso sabato sera con un acrobatico sigillo di Lukaku nell'ultimo giro di lancetta.

Le occasioni sprecate e la pazienza che premia

Prima dell'exploit finale, il copione della gara aveva raccontato tutt'altra storia. Il Milan, pur non disputando una delle sue migliori prestazioni in termini di gioco corale, aveva costruito diverse palle gol nitide per passare in vantaggio. Già nel corso del primo tempo, era stato soprattutto Rafael Leao a divorarsi la rete del vantaggio in un paio di circostanze apparse clamorose: l'esterno portoghese, lanciato a rete da Youssouf Fofana, si era fatto ipnotizzare dall'estremo difensore grigiorosso calciando a lato a porta sguarnita, mentre nella ripresa aveva nuovamente sprecato da ottima posizione, alzando la sfera sopra la traversa quando aveva il tempo e lo spazio per coordinarsi meglio. D'altro canto, Emil Audero, tra i pali per la Cremonese, ha disputato una partita di alto profilo, sfornando almeno due parate di spessore su Christian Pulisic e sullo stesso Fofana, mantenendo così a galla i suoi nei momenti di maggiore pressione. La sensazione, man mano che i minuti scorrevano, era che la serata potesse trasformarsi in una di quelle in cui la palla non vuole proprio saperne di entrare.

L'importanza dei tre punti e l'orizzonte del derby

Oltre al dato puramente numerico, che vede il Milan consolidare il secondo posto solitario con 57 punti, la vittoria di Cremona assume un significato specifico nel contesto della volata finale. Da una parte, permette di cancellare immediatamente la battuta d'arresto rimediata sette giorni prima al Meazza contro il Parma, che aveva interrotto una lunga striscia di risultati utili consecutivi. Dall'altra, carica l'ambiente di fiducia in vista dell'appuntamento clou della stagione, il derby contro l'Inter capolista, in programma il prossimo fine settimana. Un appuntamento che, parole di Rafael Leao nel post-partita, rappresenta sempre una questione personale, un confronto che trascende la classifica e chiama in causa l'orgoglio e la rivalità storica. L'aver conquistato tre punti pesantissimi in extremis, al cospetto di una squadra in piena lotta per non retrocedere e che nella gara d'andata aveva espugnato San Siro, fornisce una iniezione di autostima non indifferente per approcciare al meglio la stracittadina.

L'ostinazione tattica di Allegri e le prestazioni individuali

Sul piano delle scelte tecniche, la partita dello Zini ha riproposto il dibattito circa l'assetto offensivo preferito da Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese, fedele alla sua idea di gioco, ha inizialmente schierato un undici di partenza con due attaccanti, rifuggendo dalla soluzione del tridente puro che una parte della tifosenza richiederebbe con insistenza. Una linea, la sua, motivata dalla necessità di mantenere equilibri e coperture in una fase cruciale della stagione. Poi, a partita in corso, con l'ingresso di forze fresche come Niclas Fullkrug e Christopher Nkunku, l'allenatore ha progressivamente spostato il baricentro verso l'offensiva, ed è stato proprio quel cambio di passo - unito alla tenacia difensiva, con un Mike Maignan attento quando chiamato in causa - a creare le premesse per il forcing finale. Decisiva, in tal senso, la zampata di Pavlovic, premiato per la costanza e la personalità mostrata in una gara in cui, dall'altra parte, la retroguardia locale aveva retto bene fino all'epilogo, salvo poi capitolare nel recupero.

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