Le due anime della sinistra e il momento della verità: cortei divisi, slogan contrapposti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Roma, tra il Colosseo e Porta San Paolo, hanno sfilato quasi cinquecento associazioni, riunite in due cortei distinti ma accomunati da una stessa inquietudine: quella per il riarmo europeo. Al primo, organizzato da Cgil, Arci, Acli, Anpi e dalla Fondazione Perugia-Assisi, si sono uniti anche M5S e Alleanza Verdi e Sinistra, i cui leader – Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli – avevano già votato contro il piano della Commissione Ue al Parlamento europeo. Una piazza che, seppur variegata, ha trovato un nemico comune nelle politiche di difesa comunitarie, accusate di alimentare un pericoloso escalation militare.

Ma la sinistra, si sa, ha il vizio di dividersi anche quando il sole picchia forte a fine giugno. Così, mentre alcuni manifestavano contro il riarmo, altri – quelli più vicini ai centri sociali e alle frange antagoniste – hanno trasformato la protesta in una lacerazione interna. Ivan Grieco, attivista e content creator, si è visto strappare la bandiera ucraina da un gruppo di militanti Pro Pal, legati a realtà come Potere al Popolo e Cambiare Rotta. "Non si può stare con le bandiere dell’Ucraina", gli hanno spiegato, come se la solidarietà ai palestinesi dovesse necessariamente passare per la negazione dell’aggressione russa a Kiev. Una logica manichea, che non ammette sfumature e che rispecchia le tensioni ormai croniche tra le diverse anime del movimento.

Non è un caso che Pina Picierno, esponente di spicco del Pd, abbia definito Conte un "tipastro da centro sociale", strizzando l’occhio a chi lo accusa di ambiguità. Del resto, il leader grillino – camaleontico per natura – sembra capace di navigare tra posizioni apparentemente inconciliabili, tanto da poter passare, senza troppi scossoni, da un’alleanza con il centrosinistra a un’ambientazione più radicale. Quasi che la sua politica fosse un esercizio di adattamento più che di coerenza.

Intanto, mentre i cortei si scioglievano, gli organizzatori annunciavano nuove proteste: un "die-in" davanti al Parlamento per martedì 25 giugno, con l’obiettivo di spingere il governo italiano a non partecipare a quella che definiscono una "guerra globale". Un appello che arriva in un momento di estrema tensione internazionale, tra le ombre di un possibile conflitto tra Israele e Iran e l’imprevedibilità di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca con una politica estera ancora più aggressiva.

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