No Meloni Day, tensioni a Roma tra studenti, clima e sciopero dei tir
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Redazione Interno
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Il No Meloni Day è stato segnato da momenti di tensione a Roma, dove il corteo degli studenti contro le politiche del governo sull’istruzione ha registrato lanci di fuochi d’artificio e bombe carta contro il cordone delle forze dell’ordine. Le tensioni sono esplose circa un’ora e mezza dopo la partenza, all’altezza di via Marmorata, quando una ventina di manifestanti incappucciati e vestiti di nero ha spostato due cassonetti in mezzo alla strada.
Le tensioni durante il corteo a Roma
Dopo aver riportato i cassonetti ai lati del marciapiede, il gruppo ha proseguito lungo il percorso e ha lanciato materiale pirotecnico contro il dispositivo di sicurezza predisposto dalla polizia. La manifestazione ha poi raggiunto il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, dove si sono verificati nuovi momenti di tensione. Contro l’edificio sono state lanciate bottiglie, uova e bombe carta, mentre un estintore è stato svuotato verso la scalinata dell’ingresso, presidiata da poliziotti in assetto antisommossa.
Il corteo romano ha raccolto oltre 5mila studenti, secondo le forze dell’ordine, e si è concluso alla Città dell’Altra Economia, nel quartiere Testaccio. Durante la protesta sono stati scanditi slogan contro le politiche scolastiche e contro l’aumento delle spese militari, tra cui “vogliamo più aule non più bombe”. Le organizzazioni studentesche hanno indicato anche una successiva assemblea pubblica per il 23 ottobre, convocata per discutere l’organizzazione della mobilitazione.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha definito gli episodi di violenza non come una forma di dissenso, ma come “teppismo politico”. La protesta degli studenti si è sviluppata mentre in diverse città italiane erano già in corso occupazioni e manifestazioni negli istituti superiori. A Torino, nei giorni precedenti, un gruppo di giovani era entrato in tre scuole e un carabiniere era rimasto ferito durante le tensioni; un diciassettenne era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per danneggiamento aggravato.
Lo sciopero per il clima nelle città italiane
La giornata di mobilitazione non riguarda soltanto la scuola. Il 16 ottobre è anche la data dello sciopero globale per il clima promosso da Fridays for Future, con iniziative organizzate in numerose città italiane contro il riscaldamento globale, l’uso dei combustibili fossili e le politiche ambientali dei governi. Gli attivisti hanno collegato la protesta alle temperature estreme dell’estate e chiedono interventi per ridurre le emissioni, contrastare il consumo di suolo e migliorare la vivibilità urbana.
Il calendario della mobilitazione comprende cortei e presidi in diversi centri. A Firenze è previsto un presidio in via Cavour, mentre a Pisa l’appuntamento è articolato tra un corteo mattutino e un presidio serale. A Bologna il percorso parte da piazza Maggiore, a Torino da Palazzo Nuovo e a Milano è previsto un presidio in piazza della Scala. A Roma l’iniziativa climatica è programmata nel pomeriggio con partenza dalla zona di Piramide.
Fridays for Future Italia ha indicato tra le proprie rivendicazioni anche la necessità di fermare il consumo di suolo e di intervenire sulle trasformazioni urbane legate alla crisi climatica. L’organizzazione ha inoltre collegato la mobilitazione alle conseguenze delle ondate di calore registrate in Europa durante l’estate. Nella sua convocazione ha sostenuto che le città sono diventate particolarmente vulnerabili agli eventi meteorologici estremi e ha chiesto politiche orientate alla giustizia sociale e climatica.
La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante
Nello stesso venerdì si intreccia anche la protesta degli autotrasportatori contro l’aumento dei costi del carburante. In Calabria, Puglia, Sicilia e Basilicata la mobilitazione promossa dalle federazioni regionali della logistica è prevista fino al 20 ottobre. Domenico Notaro, portavoce calabrese della Fedralog, ha chiesto una riforma strutturale del settore, la riduzione del costo del carburante e tariffe adeguate ai costi di produzione.
A Taranto, invece, l’assemblea dei lavoratori dell’ex Ilva ha deciso di rimuovere i blocchi stradali e quelli davanti alla raffineria Eni, pur mantenendo lo sciopero fino alle 23. La protesta dei lavoratori dello stabilimento siderurgico riguarda lo spegnimento dell’area a caldo e il conseguente blocco della produzione. Nel resto della Puglia sono rimaste iniziative degli autotrasportatori, con un blocco sulla tangenziale di Andria e mezzi pesanti parcheggiati su una corsia laterale della statale 96 in direzione Bari.
La mobilitazione contro il caro carburante ha avuto ripercussioni anche sugli approvvigionamenti, con preoccupazioni espresse per la continuità dei rifornimenti alla grande distribuzione. In Calabria la Fedralog ha contestato anche i 15 milioni di euro stanziati dalla Regione per fronteggiare l’emergenza, giudicandoli insufficienti rispetto alla dimensione dei costi sostenuti dal comparto. La cifra comprende 5 milioni destinati alle imprese agricole e 10 milioni per il settore dell’autotrasporto.
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