Cuori 3, la fiction torna in Rai con i medici negli anni di piombo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Torino, 1974. Mentre fuori dalle finestre dell’ospedale Molinette il Paese naviga in acque agitate, dentro i corridoi del reparto di cardiochirurgia si combatte una battaglia diversa, fatta di ambizione scientifica e di quotidiano eroismo. È questo, in estrema sintesi, il cuore pulsante della terza stagione di “Cuori”, la fiction che torna da domenica primo febbraio in prima serata su Raiuno, dopo un’anteprima su RaiPlay, per sei appuntamenti che riportano indietro le lancette a un decennio cruciale. La serie, il cui set principale è stato allestito negli studi della Rai di Torino, prosegue il racconto di una medicina pionieristica, di cui alcuni – pochi, visionari – intravedevano le potenzialità ben prima che la tecnologia rendesse tutto più semplice e, apparentemente, più sicuro.
Un’epoca di transizione per la scienza e per la società
La scelta di ambientare la nuova stagione nel 1974 non è casuale, come spiega Fausto Maria Sciarappa, uno degli autori. Quel periodo, segnato da tensioni sociali profonde, rappresenta infatti anche una cesura netta nella storia della cardiologia, un campo in piena, tumultuosa evoluzione. Le puntate, che si dipanano attraverso vicende personali intrecciate a quelle professionali, mostrano medici e infermieri alle prese con strumenti che oggi appaiono rudimentali, se non addirittura primitivi, ma che all’epoca erano l’avanguardia assoluta. Si parla, tra gli altri, del polmone d’acciaio, del defibrillatore portatile – una novità assoluta – e persino di un holter monitor realizzato in maniera artigianale. Sono questi oggetti, alcuni dei quali ingombranti e fragili, a definire il perimetro di un mestiere in cui l’intuizione e il coraggio spesso supplivano alla carenza di mezzi certi.
Dilemmi etici e tensioni umane nel reparto in fermento
La narrazione, che si avvale di un cast consolidato e di nuovi ingressi, non indulge tuttavia in un mero tecnicismo. Al centro rimangono le persone, con le loro fragilità, i loro conflitti e le scelte, spesso dolorose, che sono chiamate a compiere. Il progresso, si sa, non avanza in linea retta e porta con sé interrogativi morali ai quali è difficile rispondere, soprattutto quando il tempo a disposizione è poco e le vite in gioco sono molte. Le relazioni tra i protagonisti, alcune delle quali già note al pubblico, si complicano ulteriormente in un clima di fervore e incertezza, dove i sentimenti rischiano di incrinarsi sotto il peso della responsabilità. È in questo humus, fatto di fatica e di speranza, che affondano le radici della medicina moderna, la cui storia è scritta, in fondo, anche da errori e da intuizioni geniali.
Una produzione che guarda al territorio
La serie, coprodotta da Rai Fiction con Aurora TV Banijay e Rai Com, conferma il suo legame con il territorio piemontese, essendo realizzata con il Centro Produzione Rai di Torino e con il supporto della Film Commission Torino Piemonte. Un impegno, quello dietro le quinte, che trasuda dalle inquadrature e dalle ricostruzioni d’epoca, contribuendo a creare un’atmosfera credibile e immersiva. Le dodici puntate totali, trasmesse in due serate a settimana, promettono dunque di coniugare il racconto di una professione in trasformazione con le storie private di chi la esercitava, in un’Italia sospesa tra il desiderio di futuro e il peso di un passato ancora recente.




