A Roland Garros il record di match al quinto set non racconta tutta la verità
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Redazione Sport
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C’è un dato che in questi giorni a Parigi sta assumendo i contorni di una certezza statistica, e riguarda la resistenza fisica e mentale messa in campo dai giocatori del tabellone maschile: l’edizione 2026 di Roland Garros potrebbe effettivamente superare ogni precedente record storico di match conclusi al quinto set, un’impresa che fino a pochi giorni fa sembrava confinata nel regno delle ipotesi ma che ora, dopo i primi tre turni, è diventata una concreta realtà da analizzare con attenzione.
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Basti pensare che soltanto nel terzo turno, quello che tradizionalmente rappresenta lo snodo cruciale verso la seconda settimana, ben nove partite su sedici si sono protratte fino alla durata massima consentita dalle regole del tennis, un risultato che non ha precedenti nell’intera era Open e che costringe a una riflessione più approfondita su cosa stia realmente accadendo sulla terra rossa parigina. tennisitaliano +3
Se a questo si aggiunge che il totale delle partite arrivate a cinque set durante la prima settimana ha raggiunto quota ventotto, una cifra che colloca l’edizione corrente al quarto posto nella storia del torneo parigino dietro solo al 1992 (con trentadue incontri) e al 2001 e 2023 (entrambi con trenta), si comprende come l’eccezionalità di questi numeri non sia un caso isolato ma piuttosto l’indicatore di una tendenza strutturale che ha caratterizzato i primi giorni di gara. ilmattino +3
La battaglia infinita tra Cerúndolo e Landaluce che ha riscritto le gerarchie
Tra tutti questi incontri, però, ce n’è uno che per durata e intensità ha assunto i tratti di un vero e proprio caso quasi unico nella storia recente dello Slam francese, e naturalmente mi riferisco al match che ha opposto Martín Landaluce a Juan Manuel Cerúndolo, vinto da quest’ultimo – che ora si prepara ad affrontare Matteo Berrettini negli ottavi – con il punteggio di 10 punti a 8 nel super tiebreak del quinto set, dopo aver impiegato sul campo la bellezza di 5 ore e 58 minuti di gioco effettivo. tennisitaliano +3
Si tratta del terzo match più lungo mai disputato nella storia di Roland Garros, un tempo che da solo basterebbe a raccontare il livello di lotta furiosa a cui i due tennisti si sono sottoposti; eppure, ciò che rende questa partita degna di nota non è soltanto la sua durata, ma il fatto che la differenza finale tra vincitore e vinto sia stata di un solo punto: Cerúndolo ha chiuso con 214 punti conquistati contro i 213 dello spagnolo, una disparità così esigua da sfidare qualsiasi logica statistica e da restituire l’idea di un equilibrio perfetto che solo il dettaglio tennisitaliano +3
Più insignificante ha saputo rompere. Il caldo torrido, con temperature che hanno sfiorato i 33 gradi sulla capitale francese, non ha certo aiutato le condizioni fisiche dei due atleti, e anzi ha trasformato il campo in un vero e proprio calvario di resistenza in cui ogni singolo scambio assumeva il valore di una condanna o di una salvezza. repubblica +3
L’assenza dei campioni e l’ascesa degli outsider ridisegnano il tabellone
La prima settimana del Roland Garros 2026, occorre dirlo, non è stata soltanto una sequenza impressionante di battaglie fisiche; è stata anche un susseguirsi continuo di risultati inattesi che hanno spazzato via alcune delle certezze più consolidate del tennis mondiale, con protagonisti attesi già fuori dai giochi e un nutrito gruppo di outsider pronti a cogliere l’opportunità che questa edizione così particolare sembra offrire loro. repubblica +3
Il dato forse più eloquente in tal senso riguarda la composizione degli ottavi di finale: per la prima volta nella storia del torneo, nessuno dei giocatori ancora in corsa nella seconda settimana ha mai vinto in passato il titolo parigino, una circostanza che da sola basterebbe a sottolineare il clima di profondo rinnovamento e di imprevedibilità che aleggia su questa edizione. tennisitaliano +3
Non solo: ben sei tennisti posizionati fuori dalla top 50 del ranking mondiale sono riusciti a superare i primi tre turni, e tra questi addirittura tre – Matteo Arnaldi (104º), Matteo Berrettini (105º) e Jesper de Jong (106º) – nemmeno figurano tra i primi cento, un segnale inequivocabile di come la tradizionale gerarchia del tennis stia attraversando una fase di profonda turbolenza sulla terra rossa più prestigiosa del mondo. repubblica +3
Un torneo che ha cambiato le regole senza bisogno di annunci ufficiali
Oltre i numeri e i risultati, del resto, ciò che emerge con sempre maggiore chiarezza è che Parigi 2026 non si sta limitando a produrre risultati sorprendenti, ma sta silenziosamente modificando il modo in cui un torneo del Grande Slam viene interpretato dal pubblico, dagli addetti ai lavori e forse anche dagli stessi giocatori; non sono le singole sorprese a definire l’identità di questa edizione, quanto piuttosto la loro continuità, quel filo rosso che lega un’eliminazione eccellente all’altra e che trasforma ogni partita in un potenziale ribaltone. ilmattino +3
Campioni che cedono, giovani che accelerano la loro curva di apprendimento con una velocità impressionante, match che si allungano sistematicamente oltre ogni soglia abituale di sopportazione atletica, persino episodi esterni – come le polemiche relative alla distanza tra le linee di fondo e gli ostacoli pubblicitari o i teli di protezione – che finiscono per entrare prepotentemente nel cuore della competizione; tutto concorre a creare il ritratto di un torneo che non appare affatto fuori controllo, come qualcuno ha frettolosamente etichettato, ma che appare semplicemente diverso, repubblica +3
Trasformato da una serie di fattori concomitanti che nessuno, prima dell’inizio della manifestazione, aveva saputo prevedere nella loro interezza. repubblica +3




