La percezione della salute in Italia: tre adulti su quattro si sentono bene, ma il benessere non è uguale per tutti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Secondo i più recenti dati, raccolti nel biennio 2023-2024 dal sistema di sorveglianza Passi dell'Istituto Superiore di Sanità, emerge un quadro della percezione dello stato di salute degli italiani che, se da un lato conforta, dall'altro rivela disparità significative. Quello che si delinea è un Paese in cui la maggioranza degli adulti, precisamente tre su quattro nella fascia d'età compresa tra i 18 e i 69 anni, esprime un giudizio positivo sul proprio benessere, dichiarandosi in condizioni "buone" o "molto buone"; una percentuale esigua, che non supera il tre per cento, afferma invece di sentirsi "male" o "molto male", mentre la restante parte si colloca in una posizione interiore, definita come "discreta". A completare questa fotografia statistica, che va ben oltre la mera percezione soggettiva, contribuisce il calcolo degli Unhealthy Days, i quali quantificano in una media di cinque giorni al mese quelli vissuti in condizioni fisiche o psicologiche non ottimali, oppure caratterizzati da limitazioni nelle consuete attività quotidiane.

Le ombre nella mappa del benessere

Se il dato nazionale appare confortante, la sua analisi disaggregata fa emergere con chiarezza come la sensazione di benessere non sia uniformemente distribuita tra la popolazione. Lo studio, i cui risultati sono stati diffusi recentemente, indica infatti che la percezione positiva tende a diminuire in maniera sensibile in alcune categorie specifiche: si riscontra, ad esempio, un calo tra gli anziani, tra le donne e, in modo particolarmente marcato, tra coloro che devono affrontare difficoltà economiche o convivono con patologie croniche. Queste fasce della popolazione, dunque, sperimentano una qualità della vita relativa alla salute che si discosta in negativo dalla media, vivendone di più, di quei giorni in cattiva salute che il rapporto monitora con attenzione.

Il divario territoriale: i casi di Valle d'Aosta e Calabria

Un'altra frattura significativa è quella geografica, con le regioni che mostrano performance molto differenti. In Valle d'Aosta, per citare un esempio virtuoso, oltre l'81% dei residenti adulti si percepisce in buona salute, un dato che colloca la regione al secondo posto nella classifica nazionale, subito dopo la Provincia Autonoma di Bolzano. Questo risultato, di molto superiore alla media italiana che si attesta sul 74%, delinea un contesto territoriale dove le condizioni di benessere sono percepite in maniera largamente positiva. All'estremo opposto dello spettro si posiziona la Calabria, la quale, pur registrando una percentuale di giudizi positivi sul proprio stato di salute in linea con la media nazionale – addirittura leggermente superiore, raggiungendo il 74,9% –, deve fare i conti con altri fattori critici emersi dall'indagine, come un tasso di sedentarietà che supera il 35% e una minore propensione alla prevenzione, elementi che inevitabilmente influenzano la salute reale e, a lungo termine, anche quella percepita.

Uno sguardo d'insieme sugli indicatori

La qualità della vita legata alla salute, che l'Istituto Superiore di Sanità si impegna a misurare attraverso questi rapporti periodici, viene quindi sintetizzata da una combinazione di indicatori, sia soggettivi che oggettivi. Da una parte c'è la valutazione personale che gli individui danno del proprio stato, un elemento fondamentale per comprendere l'impatto della salute sulla vita quotidiana; dall'altra, parametri più concreti come la frequenza dei giorni di malessere, che forniscono una misurazione tangibile delle limitazioni sopportate. È l'intreccio di questi dati, differenti ma complementari, a offrire la visione più completa e articolata di come la popolazione viva e percepisca il proprio stato di benessere, evidenziando i punti di forza del sistema e, al contempo, le criticità su cui è necessario intervenire.

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