Padova ricorda Giulia Cecchettin, il padre all'audizione: "Educazione affettiva fin dall'asilo"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In un pomeriggio di commemorazione, circa duecento persone, riunite in piazza Portello a Padova, hanno rotto il silenzio con un minuto di frastuono, fatto di chiavi e campanelli, per onorare la memoria di Giulia Cecchettin. L'iniziativa, promossa dall’Udu e dalla Rete degli Studenti medi, ha visto sventolare uno striscione che, citando un cupo monito, recitava "Se domani non torno distruggi tutto", a simboleggiare la paura e la precarietà che ancora segnano l'esperienza di tante donne. Giada Aureli, rappresentante universitaria eletta nel consiglio di amministrazione dell'ateneo patavino, ha espresso la frustrazione di un'intera generazione, osservando come la società si trovi ancora costretta a una "conta giornaliera" degli episodi di violenza e dei femminicidi, un bollettino di guerra che non accenna a fermarsi.

L'appello di un padre in audizione parlamentare

Proprio mentre la città si stringeva nel ricordo, a Roma, in un'aula di Montecitorio, si consumava un'altra, significativa, tappa del percorso di Giustizia e di prevenzione. Gino Cecchettin, padre di Giulia e presidente della fondazione a lei intitolata, ha portato la sua testimonianza davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, trasformando il proprio dolore in un appello strutturato e concreto. La sua voce, che ha parlato da genitore, ha insistito con forza sul ruolo insostituibile dell’educazione, considerata lo strumento primario per scardinare alla radice le culture tossiche che alimentano la violenza di genere.

La proposta: partire dalla scuola dell'infanzia

Il cuore della sua argomentazione, articolata con una chiarezza che traeva origine dalla sofferenza, si è concentrato sulla necessità di introdurre percorsi di educazione sessuo-affettiva a tutti i livelli del sistema scolastico, "anche di più basso ordine". "L’educazione serva a partire dalla scuola dell'infanzia", ha affermato, delineando una visione in cui l'alfabetizzazione delle emozioni e il rispetto delle relazioni diventino materia di studio obbligatoria e precoce, al pari della lettura o della scrittura. Un intervento che, secondo la sua prospettiva, non può essere demandato alla sola iniziativa delle famiglie ma deve costituire un pilastro della formazione pubblica.

Una lezione ascoltata solo in parte

Quell'eco di verità, tuttavia, sembra aver trovato un'accoglienza differenziata tra i banchi del Parlamento. Se da un lato le sue parole sono state riprese e citate da tutti i gruppi di opposizione, dall'altro non sono state raccolte, in quell'occasione, dagli esponenti della maggioranza di governo. Un silenzio politico che ha creato un contrasto stridente con la mobilitazione delle piazze e che ha lasciato intendere quanto il cammino per tradurre gli appelli in norme efficaci sia ancora irto di ostacoli, nonostante l'urgenza dettata da una cronaca che continua a macchiarsi di sangue.

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