La scritta “Columbine” sul casco e il piano studiato nei dettagli: il ministro Valditara svela le chat che incitavano il 12enne di San Vito Lo Capo
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Redazione Interno
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Non era una bravata, né tantomeno un gesto improvviso dettato da un raptus. L’aggressione messa in atto da quel ragazzino di 12 anni – età accertata solo dopo i primi accertamenti, visto che inizialmente si era parlato di 11 anni – ai danni del professore di Tecnologia nella scuola media di San Vito lo Capo, in provincia di Trapani, si configura come un atto premeditato, quasi una messinscena studiata nei minimi particolari.
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Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha rivelato particolari inquietanti emersi dall’analisi dei dispositivi dello studente, gettando luce su un retroterra fatto di istigazione virtuale e simbolismi macabri. ilmessaggero +3
Ciò che sconcerta gli inquirenti, oltre alla giovanissima età dell’autore del tentato omicidio, è la freddezza esibita dal ragazzo durante l’interrogatorio. Sentito per ore dalla procuratrice dei minori di Palermo, Claudia Caramanna, in un luogo protetto affiancato da un’équipe di psicologi, il dodicenne non ha mostrato alcun segno di pentimento o rimorso. orizzontescuola +3
Un atteggiamento, questo, che confermerebbe l’ipotesi di una piena consapevolezza delle proprie azioni, anche se per la legge il minore non è imputabile.
Al centro delle indagini, coordinate dai carabinieri, ci sono ora le chat e i profili social del ragazzo; l’obiettivo è identificare quei follower che, da dietro uno schermo, lo hanno incitato a premere il grilletto, trasformando una tragica potenziale strage in una sorta di diretta social. mediaset +3
Il casco come “manifesto” e la citazione di Columbine
Il dettaglio più agghiacciante, forse, riguarda l’equipaggiamento scelto dallo studente.
Prima di entrare in classe, si è cambiato d’abito nel bagno della scuola, indossando una maglietta nera con la scritta “me ne frego” – chiara citazione retorica del fascismo – e un casco da bici su cui aveva fissato il telefono per riprendere la scena, verosimilmente per condividerla in diretta su una piattaforma come Telegram.
Su quel casco, però, c’era anche un nome che ha gelato il sangue degli investigatori: “Columbine”. trapanioggi +3
Si tratta di un esplicito richiamo alla strage del 1999 nel liceo del Colorado, dove due studenti uccisero 13 persone prima di suicidarsi, un simbolo tristemente celebre per chi frequenta i circuiti dell’odio online.
Non era l’unico richiamo: sul copricapo spiccavano anche altri nomi legati alla cronaca nera, come quello di Elliot Rodger, autore di una sparatoria in California nel 2014, elementi che dipingono il ritratto di un adolescente immerso in una subcultura violenta. ilmessaggero +3
Le parole di Valditara e la sfida ai follower
Secondo quanto riportato dal ministro Valditara in un’intervista, le conversazioni sequestrate raccontano di un ragazzo che non agiva da solo. “Le prime testimonianze ci lasciano pensare che sia stato spinto ad aggredire”, ha dichiaro il ministro, specificando che nei commenti alle live c’era chi lo invitava esplicitamente a uccidere, quasi si trattasse di una competizione per accaparrarsi like e visibilità. open +3
“In pochi mesi sono già stati sequestrati centinaia di coltelli e persino machete nelle scuole”, ha aggiunto Valditara, ribadendo la necessità di implementare l’uso di metal detector mobili negli istituti che ne facciano richiesta al prefetto.
Il ragazzo, descritto a scuola come taciturno ma non violento, aveva pubblicato nei giorni precedenti un post su TikTok in cui chiedeva di non essere biasimato per ciò che stava per fare, un annuncio criptico che per i compagni di avventura sul web rappresentava invece il via libera a una delle pagine più buie della cronaca scolastica italiana. gds +3
La pista dell’istigazione e la “strage sfiorata”
La Procura per i minori di Palermo ha aperto un fascicolo per istigazione a delinquere aggravata dall’uso dei mezzi informatici, cercando di ricostruire la galassia di contatti che ruotava attorno all’aspirante assassino.
E non si tratta di una semplice challenge, hanno chiarito gli inquirenti: l’obiettivo non era colpire esclusivamente l’insegnante – che dopo una breve colluttazione è riuscito a immobilizzarlo rimediando solo qualche graffio, rifiutando persino le cure ospedaliere. repubblica +3
La procuratrice Caramanna ha lasciato intendere che le mire del ragazzo fossero ben più vaste, parlando esplicitamente di “strage sfiorata” e di una volontà di emulare i “miti” citati sul casco.
Con il ragazzo che ora verrà preso in carico dai servizi di neuropsichiatria infantile – in attesa che i magistrati valutino un eventuale trasferimento in una struttura specializzata – rimane aperta l’indagine su chi, dall’altra parte dello schermo, ha trasformato il disagio di un minore in un’arma bianca. corriere +3




