Palazzo Prosperi Sacrati, dopo trent'anni il gioiello del Rinascimento ferrarese riapre al pubblico

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Magistro Francesco da Castello ha posto suso la sua porta, la quale è superbissima assai, e più non richiede ala casa, e per una casa credo non se ne trovi in Italia la pare, lui triumpha e gode». Con queste parole, risalenti al 15 agosto 1499, Bernardino Prosperi descriveva a Isabella d'Este la soddisfazione del medico di corte per il suo palazzo, quello che oggi conosciamo come Palazzo Prosperi Sacrati.

E proprio come allora, quando la sua bellezza veniva celebrata come unica in Italia, l'edificio torna a essere oggetto di ammirazione: dopo quasi trent'anni di chiusura e abbandono, la città di Ferrara ha potuto riabbracciare il gioiello del Quadrivio degli Angeli, restituito al suo antico splendore al termine di un imponente intervento di restauro del valore complessivo di oltre sette milioni di euro.

Il ritorno alla luce dopo il buio del degrado

La folla di oltre seicento persone che si è radunata ieri sera davanti all'ingresso, nonostante il caldo anomalo, testimonia quanto l'attesa fosse sentita. Non era affatto scontato, del resto, che questo edificio potesse tornare a vivere; per anni, il palazzo che fu di Francesco da Castello ha subito violenze e incurie di ogni genere, venendo occupato e frazionato in monolocali con angolo cottura e bagno, come racconta la dirigente del servizio beni monumentali Natascia Frasson.

Il Comune aveva messo gli occhi sul palazzo già nel 1985, ma per strapparlo al demanio militare sono serviti quindici anni, fino all'acquisto definitivo del 1999. E poi la lunga attesa per i finanziamenti, sbloccata da un paradosso: il sisma del 2012 ha permesso di attingere ai fondi per la ricostruzione. Un paradosso che ha portato a un cantiere durato tre anni (dal 2023 al 2026) e a un investimento complessivo di 7 milioni di euro, di cui circa 5 dal Ministero della Cultura, 1,7 dalla Regione e 600mila dal Comune di Ferrara.

Un restauro che restituisce la storia e le sue architetture

L'intervento, progettato dallo Studio di Architettura Zermani e Associati con la direzione del progettista Paolo Zermani, si è concentrato su diversi fronti. La filosofia che ha guidato i lavori, come spiegato dallo stesso Zermani, è stata quella di eliminare gli elementi incongrui aggiunti nei secoli, consolidare la struttura e reintegrare le parti decorate, dotando l'edificio dei servizi necessari alla sua nuova destinazione museale.

Il consolidamento sismico ha interessato l'intero edificio, con solai rifatti in legno lamellare e un capillare lavoro di «cuci e scuci» murario per chiudere le aperture incongrue. Sotto i controsoffitti novecenteschi sono riemersi lacerti di affreschi, stucchi e le preziose travi lignee dipinte del piano nobile, restaurate una a una. Lo scalone monumentale settecentesco, raro esempio di scala elicoidale a pianta ellittica con gradini in pietra di Verona rosata e statue in stucco, ha ritrovato il suo chiaroscuro originale.

Ma la vera sorpresa, forse, è il giardino, ritrovato come elemento vivo del palazzo secondo il binomio edificio-natura caro a Biagio Rossetti. Demoliti e ricostruiti i due muri novecenteschi in stato di crollo, lo spazio è oggi attraversabile da sud a nord, con percorsi in terra stabilizzata e aiuole in corten, mentre al centro, sul sedime emerso dagli scavi, una nuova vera da pozzo è stata posta, nelle parole del progettista, «in omaggio al carattere metafisico della città».

Un nuovo polo culturale per il sistema ferrarese

La riapertura di Palazzo Prosperi Sacrati non è solo il recupero di un edificio, ma il tassello che va a completare un più ampio disegno di valorizzazione culturale. Il palazzo, primo edificio progettato da Biagio Rossetti nell'ambito dell'Addizione Erculea, si prepara ora a una nuova vita come spazio museale ed espositivo, andando a rafforzare il polo culturale che comprende Palazzo dei Diamanti, Spazio Antonioni e Palazzo Massari.

Il futuro del complesso è già stato tracciato: con un bando di concessione uscito il 29 maggio e con scadenza il 29 giugno, il Comune cerca un soggetto con vocazione culturale e museale, radicato nel territorio, che possa gestire gli spazi e dialogare con i vicini poli culturali. I circa 2.500 metri quadrati recuperati, con servizi al piano terra, sale polifunzionali all'ammezzato e sale espositive al piano nobile, attendono ora di essere riempiti di nuova vita, di mostre e di visitatori.

Come ha sottolineato il sindaco Alan Fabbri, non ci si nasconde dietro false retoriche: l'obiettivo è arricchire la città dal punto di vista culturale. Del resto, come è stato detto durante la presentazione, per certi luoghi il restauro non è mai un punto di arrivo, ma un nuovo inizio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.