L`Italia scommette sui banchi ottici per i telescopi spaziali e cerca di colmare il gap nelle competenze
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Redazione Economia
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Ci sono componenti, nell’alta tecnologia, che non fanno notizia finché qualcuno, dall’estero, continua a produrli. I banchi ottici ultra-stabili, quelle strutture progettate per ospitare i telescopi a bordo dei satelliti, rientrano esattamente in questa categoria: devono rimanere inerti, non deformarsi per le escursioni termiche, non tradire le vibrazioni del lancio e garantire che locchio elettronico del satellite punti con precisione assoluta verso la Terra. Fino a ieri, chi costruiva osservatori spaziali in Italia era costretto a rivolgersi a una manciata di fornitori stranieri, soprattutto svizzeri e tedeschi. Una dipendenza che lAgenzia Spaziale Italiana ha deciso di recidere, selezionando Bercella, azienda di Varano de Melegari specializzata in compositi, per guidare un programma da 3,5 milioni di euro che punta a internalizzare questa capacità produttiva. Loperazione, che vede Leonardo nel ruolo di supporto tecnologico per la validazione dei requisiti applicativi, non è solo una commessa industriale, ma rappresenta un tentativo chiaro di ricostruire un pezzo di filiera oggi considerato strategico: quello che permette di realizzare payload ottici di nuova generazione senza passare per fornitori extra-nazionali.
Il record di Brema e le perplessità sull`indotto
La mossa dellASI arriva in un contesto europeo che, sulla carta, sembrerebbe florido. Il 27 novembre 2025, a Brema, il direttore generale dellAgenzia spaziale europea, Josef Aschbacher, annunciava il budget più alto mai raccolto dallESA: 22,07 miliardi di euro sottoscritti dai 23 paesi membri per il triennio 2026-2028. Una cifra che Aschbacher stesso definì "storica", e che in effetti rappresenta un incremento significativo rispetto al passato, con una fetta consistente destinata a programmi di sicurezza e difesa, come liniziativa "European Resilience from Space" finanziata con 1,2 miliardi. Tuttavia, a qualche mese di distanza da quellannuncio, il clima di entusiasmo si è attenuato. Diversi analisti e addetti ai lavori si interrogano sulla reale capacità del sistema di tradurre questi numeri in crescita strutturale per lindustria continentale. Perché se è vero che i fondi ci sono, è altrettanto vero che la loro distribuzione e, soprattutto, la capacità di spesa rischiano di scontrarsi con un limite ben più difficile da superare: la disponibilità di persone in grado di progettare, costruire e gestire queste tecnologie.
Il nodo delle competenze e la fuga dei talenti
Il problema, per lItalia e per lEuropa, non è solo di natura finanziaria o tecnologica, ma anche demografica e formativa. Il mismatch di competenze nel settore aerospaziale è diventato un tema centrale nei report di settore e nelle discussioni tra gli addetti ai lavori. Da un lato, cè una domanda crescente di profili specializzati, in particolare in ambiti come lintelligenza artificiale, la cybersecurity e lanalisi dei dati, competenze che sono le stesse che i grandi colossi del tech cercano a livello globale, offrendo pacchetti retributivi e flessibilità che il settore della difesa e dello spazio fatica a eguagliare. Dallaltro, si sta assistendo a un ricambio generazionale critico: la cosiddetta "generazione doro" di ingegneri senior sta andando in pensione, e il rischio concreto è che con loro se ne vada anche un patrimonio di know-how tecnico non sempre codificato o trasferito per tempo. La migrazione di talenti verso aziende tecnologiche commerciali, dove i cicli di sviluppo sono più rapidi e la burocrazia meno opprimente, sta diventando unemorragia silenziosa ma costante, che mina alla base la competitività di medio periodo dell`intera filiera.
La riflessione di "Volare alto" sulla filiera italiana
Proprio su questi nodi strutturali si concentra "Volare alto – sostenere la crescita dellindustria aerospaziale in Italia", il volume curato da Leonella Gori e Alessandro Sannini che verrà presentato il prossimo 20 marzo a Conegliano. Il libro, edito da Nuova Cultura con prefazioni di Giampaolo Gabbi della SDA Bocconi e di Walter Cugno di Thales Alenia Space, prova a fare ordine in un settore che troppo spesso viene raccontato solo attraverso i suoi successi istituzionali. La tesi di fondo, sostenuta dagli autori, è che lo spazio non sia più solo un dominio di agenzie governative, ma uneconomia interrelata dove piccole e medie imprese, spesso organizzate in distretti, rappresentano il vero tessuto connettivo. Un tessuto che però mostra alcuni elementi di fragilità, primo fra tutti la necessità di pre mere sul pedale della crescita dimensionale e dellaccesso al capitale per reggere la concorrenza globale. Perché se è vero che lItalia ha posizionamenti di primo piano in alcune nicchie tecnologiche, è altrettanto vero che la competizione, oggi, si gioca su scala mondiale e richiede masse critiche che le singole eccellenze, da sole, non sempre riescono a garantire.
Il programma avviato da ASI con Bercella rappresenta, in questo senso, un banco di prova interessante. Non si tratta solo di portare in Italia una tecnologia che non esiste, come ha sottolineato lamministratore delegato Massimo Bercella, ma di dimostrare che la cooperazione tra agenzia, grande industria e PMI può generare quel valore sistemico necessario per affrontare le prossime sfide. La partita, però, si gioca su due tavoli: da una parte la sperimentazione di nuove resine e materiali compositi, dove lItalia vuole giocare un ruolo da innovatore; dall`altra, la capacità di formare e trattenere le persone che quei materiali dovranno progettarli e produrli. Il conto alla rovescia, in questo caso, non è quello di un razzo in rampa di lancio, ma quello di un sistema-Paese che deve colmare il proprio deficit di capitale umano specializzato prima che il divario con i competitor diventi incolmabile.
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