Cassino, studentessa iraniana trovata senza vita: aperto un fascicolo per istigazione al suicidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una studentessa universitaria iraniana di 30 anni, Fatemeh Khoshyom, è stata trovata senza vita nel primo pomeriggio di lunedì all'interno del suo appartamento al terzo piano di una palazzina in piazza Diamare, nel centro di Cassino, in provincia di Frosinone. La donna, che studiava Economia e Management, viveva nell'abitazione con il marito, un ingegnere connazionale di 33 anni, e con la figlia di dieci anni della coppia.

La scoperta e l'allarme

A dare l'allarme è stato il marito, che ha chiamato il 112 intorno alle 15 dichiarando che la moglie si era tolta la vita. Secondo la sua ricostruzione, l'uomo era uscito per andare a prendere la figlia a scuola e al rientro ha trovato il corpo della donna. Sul posto sono intervenuti gli operatori sanitari del 118, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, e gli agenti del Commissariato di Cassino. Successivamente sono giunti anche gli specialisti della Squadra Mobile di Frosinone, la Polizia Scientifica e la Digos. L'appartamento è stato posto sotto sequestro.

Gli elementi raccolti dagli investigatori

Dentro la camera da letto, il corpo della donna giaceva a terra vicino alla porta semiaperta. Accanto a lei è stato trovato un foulard, mentre sul collo sono stati rilevati segni compatibili con uno strangolamento. La posizione del foulard, che non era avvolto attorno al collo ma si trovava sul pavimento, e la disposizione dei mobili nella stanza hanno indotto gli inquirenti a non archiviare immediatamente il caso come gesto volontario. L'appartamento risultava chiuso dall'interno e non sono emersi segni di effrazione.

Le indagini della Procura

La Procura della Repubblica di Cassino, informata del ritrovamento, ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, affidandolo alla sostituta procuratrice Chiara D'Orefice. Le indagini sono coordinate dal procuratore capo Carlo Fucci. Il marito della vittima è stato condotto in commissariato e interrogato a lungo dagli investigatori, che stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita della donna. La sua ricostruzione dei fatti è al vaglio degli inquirenti. Sono stati ascoltati anche alcuni commercianti della zona.

Il medico legale Fabio De Giorgio è stato incaricato di eseguire gli esami autoptici sul corpo della trentenne presso la sala mortuaria dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino.

Il quadro normativo di riferimento

L'articolo 580 del codice penale punisce chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione. La pena prevista è la reclusione da cinque a dodici anni se il suicidio avviene, mentre scende da uno a cinque anni se il suicidio non avviene ma dal tentativo deriva una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate quando la persona istigata o aiutata si trova in condizioni di deficienza psichica o è minorenne.

La norma va letta alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale, che con la sentenza numero 242 del 2019 ne ha dichiarato l'illegittimità costituzionale nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevola l'esecuzione del proposito suicidio di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetta da una patologia irreversibile e pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, nel rispetto delle procedure previste dalla legge numero 219 del 2017.

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