Mattarella: «La Repubblica ha corrisposto alle attese. I giovani? Ora il coraggio di scegliere»
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Redazione Interno
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L’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, celebrato ieri tra la parata ai Fori Imperiali e lo show in piazza del Quirinale, ha offerto al presidente Sergio Mattarella l’occasione per un bilancio a tutto campo sullo stato di salute del Paese e delle sue istituzioni. Nel corso della trasmissione “Ne parliamo con il Presidente.
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La Repubblica che verrà”, andata in onda su Rai Uno, il Capo dello Stato ha dialogato con dieci giovani under 35 – scelti per rappresentare la complessità e le energie del tessuto sociale italiano – rispondendo a domande che spaziavano dalla geopolitica all’intelligenza artificiale, fino al lavoro e al crollo delle nascite.
È stata l’occasione, per il presidente, non solo per ribadire il valore fondante della scelta repubblicana del 1946, ma anche per lanciare un avvertimento chiaro riguardo ai rischi di deriva autoritaria nei rapporti tra le nazioni. ilmanifesto +3
Il referendum del ’46 come completamento dell’unità
Guardando indietro, Mattarella ha descritto il voto del 2 giugno 1946 – il primo a suffragio universale che vide le donne italiane protagoniste assolute di una svolta epocale – come “il completamento di un percorso storico”, quello dell’unità nazionale.
Una scelta, quella a favore della Repubblica, che a suo avviso ha ampiamente corrisposto alle aspettative dei cittadini, traducendosi in decenni di crescita dei diritti, tutela della salute e difesa del lavoro. mediaset +3
D’altra parte, nel celebre discorso ai prefetti diffuso alla vigilia, il presidente aveva già ricordato come quella “corale e sincero esercizio di democrazia” pose le basi per un nuovo patto civile ispirato ai principi di libertà e uguaglianza, gettando le fondamenta su cui poggia la Costituzione più longeva della nostra storia. ilmanifesto +3
L’allarme di Mattarella: «Il diritto internazionale sotto attacco»
Se il giudizio sul passato appare sostanzialmente positivo, lo sguardo sul presente del presidente non cela preoccupazioni profonde, in particolare riguardo allo scenario globale.
Interrogato sulle crisi internazionali, Mattarella ha denunciato il tentativo, in atto da alcuni anni, di “demolire, rimuovere, accantonare il sistema multilaterale e il diritto internazionale”, un’operazione che rischierebbe di sostituire la forza della legge con la legge della forza, riportando indietro le lancette della storia verso una sorta di “barbarie” nei rapporti tra Stati. ilmanifesto +3
Un’Italia che ha la pace scritta nel Dna costituzionale – ha aggiunto il presidente – non può che schierarsi con decisione nella trincea di chi difende il multilateralismo, sebbene consapevole della necessità di aggiornare quegli strumenti per adattarli a un mondo profondamente mutato rispetto al secondo dopoguerra.
Lo stesso sistema delle Corti internazionali, ha avvertito Mattarella con toni solenni, è oggi “sotto attacco”: demolirlo significherebbe infliggere un grave danno alla civiltà. lapresse +3
L’incontro con i giovani: «Fiducia nel loro coraggio»
Tra i volti più giovani presenti al Quirinale spiccava quello di Stella Silva, una studentessa diciassettenne del Liceo Amaldi di Tor Bella Monaca, la cui emozione iniziale – la “tensione” prima di incontrare il Capo dello Stato – si è trasformata in una gioia profonda, raccontata dalla stessa ragazza come un’esperienza che “riempie il cuore”.
L’aneddoto personale della liceale romana ha fatto da contraltare ai toni più gravi del dibattito, restituendo l’umanità di un confronto che Mattarella ha voluto definire come un antidoto alla disaffezione. economymagazine +3
Respingendo la retorica che vorrebbe i giovani disinteressati alla politica, il presidente ha osservato che il presunto “distacco” dalle istituzioni deriva semmai dalla mancanza di occasioni genuine di “confronto ravvicinato”, laddove la propaganda a distanza ha ormai fallito il suo compito educativo. Da questo osservatorio privilegiato, ha concluso, si vede crescere una partecipazione giovanile che definire “una grande notizia” è forse persino riduttivo. ilmanifesto +3




