La Russia prepara un nuovo conflitto, l'allarme di Kubilius dopo l'incontro con Crosetto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un colloquio «positivo», caratterizzato da «discussioni strategiche di alto livello», ha definito il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, l'incontro romano con il ministro Guido Crosetto. Il quadro emerso, però, non lascia spazio a facili ottimismi. Kubilius, che di ritorno dalla capitale italiana ha tracciato un bilancio preoccupante, ha infatti lanciato un monito chiaro sulla possibilità che la Russia, nei prossimi quattro anni, possa trascinare l'Europa in un conflitto aperto, una prospettiva che impone un'accelerazione senza precedenti nella costruzione di una difesa comune europea, la quale non può più permettersi di dipendere in modo così marcato dagli alleati d'oltreoceano.

Il contesto internazionale e le incognite Usa

Le parole del commissario, il cui viaggio si inserisce in un momento di delicatezza estrema, risuonano con particolare forza alla vigilia del vertice di Berlino, dove i leader europei si confronteranno con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L'amministrazione americana, come noto, ha fatto trapelare minacce di un possibile disimpegno dal Vecchio Continente, una mossa che, se concretizzata, stravolgerebbe gli equilibri di sicurezza consolidati dopo la fine della Guerra Fredda. L'Europa, pertanto, si trova a dover fronteggiare una duplice sfida: contenere l'espansionismo di Mosca, che secondo molti osservatori non si esaurirà con l'Ucraina, e al contempo prepararsi a un futuro in cui il sostegno di Washington potrebbe non essere più scontato né incondizionato.

La lezione della storia e le mosse del Cremlino

Il parallelismo storico evocato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale ha paragonato la situazione attuale ai cedimenti del 1938, non appare peregrino. Il Cremlino, che secondo le intelligence occidentali sta già ricostituendo le proprie forze armate a ritmi serrati, sembra interpretare ogni tentativo di trattativa come un segno di debolezza, puntando a logorare la coesione atlantica. La richiesta, avanzata più volte, che Kiev ceda il Donbass come condizione per un cessate il fuoco, viene considerata da molti una premessa per ulteriori pretese territoriali, un rischio che i governi europei, dopo l'invasione del 2022, non intendono correre. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha del resto ribadito con fermezza che «chi muove guerra non può evocare la pace», sottolineando l'inaccettabilità di un negoziato condotto con la pistola puntata alla tempia.

Il cammino impervio verso l'autonomia strategica

Proprio per questo, il lavoro diplomatico e tecnico portato avanti da figure come Kubilius e Crosetto assume un'importanza cruciale. L'obiettivo, difficile ma non più eludibile, è creare una struttura difensiva integrata a livello europeo, in grado di garantire una deterrenza credibile anche in uno scenario di minore partecipazione americana. Si tratta di un processo complesso, che coinvolge l'armonizzazione di dottrine, la condivisione di informazioni sensibili e, soprattutto, investimenti industriali e tecnologici colossali, da realizzare in tempi strettissimi. Di tutto questo si discuterà a Berlino, dove la premier Giorgia Meloni e gli altri capi di governo avranno l'opportunità di confrontarsi direttamente con Volodymyr Zelensky, per definire i prossimi passi di un sostegno che deve essere non solo militare, ma anche finalizzato a una ricostruzione che garantisca la stabilità a lungo termine del paese aggredito.

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