Riforma delle pensioni: il silenzio diventa assenso per il Tfr nei fondi pensione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il quadro della previdenza complementare subisce una rilevante torsione con gli interventi contenuti nella legge di Bilancio per il 2026, la numero 199 del 2025, che modifica in profondità le regole per il trasferimento delle posizioni individuali. Il punto focale, che non mancherà di influenzare le scelte di milioni di lavoratori, risiede nella possibilità di spostare non solo il capitale già maturato, ma anche i flussi futuri legati al Trattamento di Fine Rapporto e al contributo datoriale. Una misura, questa, che si inserisce in un disegno più ampio volto a irrobustire il cosiddetto secondo pilastro, rendendo il sistema più agile e stimolando una concorrenza effettiva tra i diversi operatori del settore.

Il nuovo meccanismo del silenzio-assenso

A partire dal prossimo 1° luglio, infatti, il meccanismo del silenzio-assenso diventerà operativo per i nuovi assunti, i quali vedranno il proprio TFR destinato automaticamente a un fondo pensione, a meno che non presentino, entro un termine perentorio, una richiesta esplicita di mantenerlo in azienda. Il legislatore, nell'ottica di promuovere l'adesione alla previdenza integrativa, ha drasticamente ridotto da sei mesi a sessanta giorni, decorrenti dalla data di assunzione, il lasso di tempo concesso al dipendente per operare questa scelta fondamentale per il proprio futuro pensionistico.

Portabilità totale e semplificazione

La riforma, d'altro canto, non si limita ai nuovi ingressi nel mondo del lavoro, ma estende un principio di maggiore libertà anche a chi è già iscritto a una forma di previdenza complementare. Viene infatti introdotta la possibilità di trasferire l'intera posizione individuale da un fondo a un altro, portando con sé non soltanto il montante accumulato negli anni, ma anche la futura destinazione del TFR e del contributo del datore di lavoro. Una portabilità così completa, che supera i vincoli precedenti, mira a offrire ai lavoratori una mobilità fino a oggi inedita, permettendo loro di seguire l'offerta più vantaggiosa senza dover rinunciare alla continuità contributiva.

L'innalzamento dell'età pensionabile

Accanto a questi interventi sulla previdenza complementare, la medesima manovra finanziaria interviene anche sul primo pilastro, prevedendo un innalzamento graduale dell'età per accedere alla pensione di vecchiaia. L'aumento, che riguarderà tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e gli autonomi assicurati presso l'Inps, sarà pari a un mese a decorrere dal 1° gennaio 2027, per poi salire a ulteriori due mesi a partire dal 1° gennaio del 2028. Una misura che, sebbene distinta dalle novità sui fondi, ne rappresenta il contesto inevitabile, sottolineando la pressante necessità di integrare la futura rendita pubblica con risorse ulteriori, la cui costruzione inizia proprio con scelte come quella sulla destinazione del TFR.

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