Gino Paoli, quel treno senza ritorno e le lacrime di Massimo Boldi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Caterina Balivo, nel salotto pomeridiano di “La volta buona”, ha ospitato un ricordo che si è trasformato presto in un commosso saluto privato. Massimo Boldi, ospite in collegamento, ha provato a trattenere l’emozione parlando dell’amico Gino Paoli, morto a 91 anni il 24 marzo scorso, ma il tentativo di mantenere la compostezza è naufragato di fronte alla forza di una memoria che, per l’attore, non ha nulla di funereo. “Gino è un mio carissimo amico, ed è ancora, per me, è ancora vivo, non è fra gli angeli”, ha detto Boldi, sottolineando con il presente indicativo la persistenza di un legame che la morte fisica non ha scalfito.

L’aneddoto raccontato da Boldi – che negli anni Sessanta suonava la batteria proprio con il cantautore – ha restituito il ritratto di un uomo ironico e fuori dagli schemi: quando lo vedeva agitato prima di salire sul palco della Bussola di Viareggio nel lontano ’68, Paoli, che non rinunciava al suo whisky, gli tirava le bottiglie per scaricare la tensione. Un gesto che l’attore ha raccontato con tenerezza, spostando poi il racconto su un registro più malinconico quando ha descritto l’ultima visita nella casa genovese dell’amico, un luogo – ha detto – “arroccato nella roccia col mare di fronte”, dove Paoli si divertiva ad allevare galline e conigli.

La casa sul mare e il cordone ombelicale sotto una quercia

Quella dimora che ha colpito Massimo Boldi si trova nel Quartiere Azzurro di Genova, sulle alture tra Nervi e Quinto, ed era molto più di una semplice residenza per il cantautore. In una vecchia intervista rilasciata a Vanity Fair, Gino Paoli aveva raccontato il rito privato legato a quella proprietà: vi piantò una quercia il giorno della nascita del suo primo figlio, Giovanni, interrando sotto le radici anche il cordone ombelicale del bambino. Un gesto simbolico, quasi arcaico, che legava indissolubilmente la sua discendenza a quel lembo di terra affacciato sul mare. I residenti della zona, interpellati nei giorni successivi alla scomparsa, hanno confermato il riserbo tipicamente ligure dell’artista: “Non lo conoscevamo bene – ha ricordato una coppia di pensionati – ma ogni tanto lungo la strada lo incontravamo. Era da tanto che non lo vedevamo. Se ha mai detto qualcosa? È genovese, i genovesi non parlano”.

Un’icona lontana dagli angeli, tra difetti e poesia

La definizione di Gino Paoli come “bohémien figlio del proletariato”, emersa in alcuni ritratti critici diffusi alla vigilia dei funerali, tratteggia un carattere complesso, lontano dall’immagine oleografica del cantautore compassato. La sua vita artistica, iniziata nelle soffitte genovesi con una gatta e pochi soldi in tasca, è stata segnata da una personalità scorbutica e ribelle, fatta di mille difetti che non gli hanno però impedito di mettersi a nudo con una sincerità rara nella musica leggera. Una verità che emerge anche dalle immagini d’archivio tornate alla luce dopo la sua scomparsa, come il filmato del 1959 in cui interpreta “Sassi” per il Cinebox, un antenato del videoclip destinato a un jukebox con schermo, a dimostrazione di come la sua carriera abbia attraversato l’evoluzione stessa dei mezzi di comunicazione.

Un treno senza biglietto di ritorno

Mentre Genova gli ha riservato un ultimo saluto riservatissimo, con una cerimonia laica al tempio del cimitero di Staglieno e la cremazione seguita dalla dispersione delle ceneri a Boccadasse – come da sua esplicita volontà – il mondo dello spettacolo si interroga su cosa resti di quell’epoca. Boldi, al termine del suo intervento, ha riassunto il senso di una perdita che va oltre l’individuo: “Adesso siamo arrivati in un momento dove piano piano tutti i grandi, anche quelli un po’ meno grandi, però quelli della nostra generazione, prendono il treno e un biglietto senza ritorno. E questo è veramente triste”. Una riflessione che nella sua immediatezza ha colpito il pubblico, perché parla di un’eredità che non si tramanda solo con le canzoni, ma con il silenzio che lasciano dietro di sé gli amici di una vita.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.