Fico, la maratona campana per tenere unito il campo largo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roberto Fico, aggrappandosi a quel cortile che suona come un inno al barocco, bacia e abbraccia, assolvendo a un compito che, in questa fase, appare più che mai imprescindibile. La sua è una corsa contro il tempo, una maratona di cui avverte tutto lo sforzo, tanto da sospirare, quasi tra sé e sé, che «mancano altri dieci giorni», mentre promette di vincere e di portare la sanità regionale fuori dal piano di rientro. L’entusiasmo, a suo dire, cresce, e il lavoro procede con il ritmo giusto, nell’auspicio di governare presto una Campania che, stando alle sue parole, ha «l’oro sotto i piedi» e una domanda di lavoro forte, la quale richiede, per essere soddisfatta, una formazione di qualità. Il Movimento 5 Stelle, che deve assolutamente farcela per salvare la coalizione di campo largo, secondo i sondaggi naviga in vantaggio, nonostante gli attacchi della destra, concentrati su una questione che riguarda una barca, e nonostante il derby, sempre più acceso, tra le liste di De Luca e quelle dello stesso candidato presidente.

Il dialogo con le imprese e la filiera istituzionale

Di fronte al presidente di Confesercenti, che gli ha consegnato un decalogo di proposte e ha chiesto «cura» per un settore turistico che, in Campania, muove ventiquattro milioni di visitatori, produce un fatturato di cinque miliardi e mezzo e garantisce oltre tre milioni di posti di lavoro, Fico ha sottolineato la necessità di regole certe e di un ambiente sempre migliore per le imprese, le quali, in tal modo, potranno crescere e prosperare. Un concetto, quello del sostegno oltre le appartenenze, che ha ribadito anche parlando ai sindaci, ai quali ha assicurato il massimo supporto della Regione, a prescindere dal colore politico, chiedendo in cambio lo stesso approccio a qualsiasi Governo nazionale, affinché si crei una filiera istituzionale che guardi all’interesse collettivo e mai di parte.

Le radici nel passato e la difesa delle scelte

C’è una fotografia, risalente al settembre 2018, che ritrae i vertici del Movimento 5 Stelle mentre, affacciati dal balcone di palazzo Chigi, esultano per aver «abolito la povertà»; un’immagine dalla quale Fico era assente. Alla domanda se oggi possa dire «ho fatto bene a non esserci», la sua risposta si è concentrata sulla spiegazione di quel momento, definito come la felice conclusione di una trattativa con il ministero del Bilancio e la Commissione Europea, che aveva autorizzato uno sforamento del 2,04 per cento per dare il via libera al reddito di cittadinanza. Una scelta, questa, che egli non mette in discussione, pur comprendendo la gioia di allora.

La partita dentro la partita

La campagna elettorale, però, non si gioca soltanto sullo scontro frontale con lo schieramento avversario, ma anche su una dinamica interna al campo largo, dove le liste del governatore uscente e quelle del candidato che aspira a succedergli si sfidano in un derby dai contorni talvolta aspri. È in questo scenario, del resto, che si misura la capacità di tenuta di una coalizione eterogenea, la cui unità, minacciata da tensioni e rivalità, rappresenta un elemento cruciale per il successo finale, in una regione dove la posta in gioco, sia in termini di consenso che di governo del territorio, è particolarmente alta.

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