Lookman regala la semifinale all'Atletico Madrid, al Barça non bastano Yamal e Ferran Torres

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel crogiolo infuocato del Metropolitano, una partita dal copione tanto rocambolesco quanto, per certi versi, già scritto, a fare la differenza è stata la sostanza della squadra di Simeone, quella stessa sostanza che il Barcellona continua a inseguire senza mai riuscire ad afferrare del tutto. L’Atletico Madrid, nonostante la sconfitta per 2-1 nella gara di ritorno dei quarti di finale, ha staccato il pass per la semifinale di Champions League, sfruttando il prezioso 2-0 conquistato all’andata; un vantaggio, quest’ultimo, che si è rivelato un materasso insormontabile per i blaugrana. A decidere la qualificazione, nel complessivo 3-2, ci ha pensato Ademola Lookman: l’attaccante, ex di turno (nonché ex dell’Atalanta), ha timbrato il cartellino nel primo tempo, firmando di fatto il gol che vale una stagione.

Un primo tempo da infarto, la rimonta che non basta

Tutto quello che conta, in questa notte spagnola, succede prima dell’intervallo. Il Barcellona parte con la furia di chi deve ribaltare tutto, e ci riesce in appena quarantacinque minuti: Lamine Yamal, il fenomeno che non smette mai di stupire, e Ferran Torres firmano il momentaneo 2-0, quello che per un soffio non riapre completamente i giochi. Ma è un’illusione, bella e intensa, destinata a spezzarsi contro il muro biancorosso. Perché se i ragazzi di Flick segnano, Lookman risponde, e lo fa con una precisione chirurgica: il suo gol, arrivato sul finire della prima frazione di gioco, vale doppio. Non solo riporta l’Atletico in carreggiata sul piano del risultato parziale, ma costringe i catalani a doverne mettere dentro un altro nella ripresa, un’impresa che si rivelerà al di sopra delle loro forze. Le pagelle, a fine partita, racconteranno proprio questo dualismo: Lookman (7) come il simbolo dell’efficacia, Yamal (7) come quello del talento sprecato, e un Musso (7) tra i pali dell’Atletico, decisivo quando contava.

Difesa di cristallo, l’autopsia di un flop annunciato

E ancora una volta, a tradire il Barcellona, sono i soliti, identici errori difensivi. Una litania che si ripete stagione dopo stagione, capace di vanificare anche le giocate più pregevoli dei suoi fuoriclasse. La squadra catalana, nonostante il possesso palla e la qualità tecnica superiore (almeno sulla carta), continua a mostrare un’impermeabilità difensiva pari a quella di un colabrodo. I tifosi, quelli che sognavano di rivivere le notti magiche del passato, si ritrovano invece a fare i conti con la dura realtà: anche in questa annata, l’Europa che conta è già diventata un ricordo. L’analisi della sconfitta al Metropolitano evidenzia come la mancanza di concentrazione nei momenti cruciali e una certa ingenuità tattica siano un male endemico, un problema che nessun allenatore, finora, è riuscito a estirpare.

Dieci minuti di fuoco e un’espulsione che fa discutere

Come se non bastasse, il calderone della gara di ritorno si è arricchito di ulteriore benzina sul fuoco delle polemiche. Se già l’andata era stata caratterizzata da strascichi giudiziari e da un dossier presentato alla Uefa per presunti torti arbitrali, il match del Metropolitano non è stato da meno. L’episodio che più ha fatto alzare gli animi, e che probabilmente ha chiuso definitivamente la partita, è stato il cartellino rosso sventolato in faccia a Eric Garcia a poco più di dieci minuti dalla fine. Un’espulsione, quella del difensore blaugrana, che arriva dopo un altro episodio dubbio: il mancato secondo giallo (e quindi il conseguente rosso) per Gavi, lasciato inspiegabilmente sul terreno di gioco nonostante un intervento al limite del regolamento. Il Barcellona ha protestato, invocando anche due calci di rigore nel corso della partita, ma ormai la qualificazione era sfumata tra le dita, divorata da una squadra, l’Atletico, che di qualità ne ha forse meno, ma che sopperisce con una determinazione e una cattiveria agonistica che restano un valore aggiunto inestinguibile.

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