Gli italiani guidano le auto più vecchie d’Europa e pagano le assicurazioni più care

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il parco auto tricolore, stando a quanto emerge da un’analisi condotta da Facile.it, continua a invecchiare a un ritmo che non accenna a fermarsi, e l’Italia si conferma – suo malgrado – tra i paesi europei con i veicoli più datati. L’età media nazionale ha ormai superato la soglia dei 12 anni e mezzo, un valore che, se rapportato a quello della Germania (circa due anni in meno) o della Francia (un anno in meno), disegna uno scenario in cui la mobilità privata arranca su motori e carrozzerie progettate spesso prima del decennio scorso. Solo la Spagna, con i suoi 14,5 anni, e la Grecia, che tocca quota 17,8, registrano performance peggiori. Dietro questi numeri, come ovvio che sia, si celano dinamiche sociali ed economiche precise: famiglie che rimandano l’acquisto di un’auto nuova, listini fuori portata per molti e un mercato che, nonostante qualche timido segnale di ripresa delle immatricolazioni, fatica a ringiovanire il proprio stock circolante.

Calabria e la provincia di Vibo Valentia, fanalini di coda nazionali

Scendendo nel dettaglio territoriale, lo stesso studio evidenzia disparità profonde all’interno del paese, e la Calabria emerge come una delle regioni più critiche. Nella provincia di Vibo Valentia, per esempio, l’età media dei veicoli ha raggiunto i 14 anni e 7 mesi, un incremento del 4% rispetto all’anno precedente, che la colloca – a pari merito con Reggio Calabria – al primo posto in regione per anzianità del parco. Le strade vibonesi, insomma, ospitano automobili che hanno mediamente più di quattordici anni, un dato che parla da solo sulla capacità di tenuta del reddito locale e sull’accesso a forme di mobilità più recenti. L’intera Calabria, del resto, non se la passa meglio: l’età media regionale è di 14 anni e 4 mesi, con un +3% sulle rilevazioni precedenti, un valore che la piazza al terzo posto nella classifica nazionale dell’obsolescenza. Per avere un termine di paragone, basti pensare che la media italiana – già elevata – si ferma a 12 anni e mezzo.

Il paradosso di un parco vecchio e polizze record

C’è però un’altra faccia della medaglia, ed è quella che riguarda i costi di gestione: gli italiani non solo guidano i veicoli più anziani del continente, ma subiscono anche le tariffe assicurative più salate. Un legame, quello tra vetustà del parco e premi Rc Auto, che non è affatto casuale: le auto datate, per una serie di ragioni tecniche e statistiche, tendono a gravare sui bilanci delle famiglie in termini di manutenzione e coperture, e le compagnie tengono conto di questo fattore di rischio. Senza voler cadere in facili generalizzazioni, va detto che il quadro è aggravato da una incidentalità – reale o percepita – più elevata nelle aree dove l’età media dei veicoli è maggiore, e questo si riflette sui conteggi finali dei premi. Ne deriva una stortura evidente: chi può permettersi meno un’auto nuova, spesso perché le risorse sono già scarse, finisce paradossalmente per pagare di più anche per assicurarla.

Cronaca di un invecchiamento annunciato, tra rinvii e mercato bloccato

Non c’è, in tutto questo, alcuna novità improvvisa. Da anni ormai gli osservatori del settore segnalano il progressivo invecchiamento del parco circolante, ma il fenomeno ha subito un’accelerazione negli ultimi tempi. Le famiglie che rimandano il cambio dell’auto, lo si diceva, lo fanno perché i prezzi del nuovo sono schizzati verso l’alto e perché l’incertezza economica spinge a posticipare qualsiasi spesa discrezionale. A ciò si aggiunge un mercato dell’usato che, pur essendo vivace, non è in grado di ringiovanire il parco in modo strutturale: si spostano veicoli già vecchi tra chi ne ha ancora meno bisogno, ma l’età media complessiva non scende. E la cronaca, in questo caso quella amministrativa e giudiziaria, ha mostrato più volte come i controlli sulla sicurezza di questi mezzi diventino sempre più problematici: senza entrare in dettagli macabri, incidenti anche gravi hanno talvolta ricondotto le loro cause a carenze manutentive tipiche delle auto molto anziane, con gli inquirenti costretti a verificare lo stato di usura di componenti che avrebbero meritato la rottamazione anni prima. Le inchieste, in questo senso, hanno spesso evidenziato una correlazione tra vetustà del mezzo e mancata revisione, ma si tratta di un terreno minato che richiede prudenza. Quel che è certo, comunque, è che il dato numerico raccolto da Facile.it restituisce un’Italia a due velocità: da un lato le regioni più ricche, dove l’auto si cambia con maggiore frequenza, dall’altro un Sud che invecchia anche sui quattro pneumatici.

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