Trionfa “La guerra dei mondi” ai Razzie Awards 2026: cinque premi al film con Ice Cube
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nelle ore che precedono la 98ª cerimonia degli Oscar, in programma nella notte tra il 15 e il 16 marzo, la Golden Raspberry Award Foundation ha puntualmente annunciato i vincitori della quarantaseiesima edizione dei Razzie Awards, i celebri riconoscimenti che, con spirito satirico e irriverente, omaggiano il peggio della produzione cinematografica annuale. A dominare la scena, suo malgrado, è stato War of the Worlds – La guerra dei mondi, pellicola di fantascienza diretta da Rich Lee e distribuita da Prime Video nell'estate del 2025, la quale si è aggiudicata cinque delle dieci statuette contese, trasformandosi nel bersaglio preferito dei votanti della fondazione. La pellicola, che vede Ice Cube nei panni di un agente della sicurezza nazionale costretto a fronteggiare un'invasione aliena senza mai abbandonare la propria scrivania, è stata eletta peggior film dell'anno, un verdetto che sancisce un clamoroso insuccesso artistico per un'operazione nostalgia che pure puntava a rileggere in chiave contemporanea il classico di H.G. Wells.
Una débâcle tecnica e artistica: dalla regia alla sceneggiatura
Il verdetto dei Razzie non si è limitato a condannare l'opera nel suo complesso, ma ha voluto sottolineare le singole responsabilità tecniche e artistiche che hanno portato a quello che gli stessi organizzatori hanno definito, con la consueta ironia, un “cult movie da odiare”. Rich Lee, il regista, si è visto attribuire il premio per la peggior regia, una bocciatura motivata dalla scelta di un espediente narrativo giudicato goffo e da dialoghi definiti "hack", ovvero raffazzonati e poco convincenti. La sceneggiatura, firmata da Kenny Golde e Marc Hyman, è stata parimenti riconosciuta come la peggiore dell'anno, completando un quadro desolante per la rilettura del capolavoro della letteratura fantascientifica. A ciò si aggiunge il premio come peggior remake, rip-off o sequel, una categoria che fotografa perfettamente lo scetticismo con cui spesso viene accolto il tentativo di rivisitare opere iconiche, specialmente quando l'operazione si risolve in un insuccesso di tale portata.
Ice Cube e Rebel Wilson: i sovrani indiscussi delle categorie attoriali
Nel novero dei premi destinati alle interpretazioni, spicca il riconoscimento a Ice Cube come peggior attore protagonista. Il rapper e attore, che ha dovuto vedersela con una rosa di candidati di tutto rispetto come Abel “The Weeknd” Tesfaye per *Hurry Up Tomorrow*, Dave Bautista per *In the Lost Lands* e Jared Leto per *Tron: Ares*, ha visto la sua performance al centro di critiche feroci, con i commentatori che ne hanno sottolineato l'esilarante inadeguatezza al ruolo. Sul versante femminile, Rebel Wilson si è aggiudicata il Titolo di peggior attrice per la sua interpretazione in *Bride Hard*, una commedia d'azione in cui, a detta dei votanti, la sua prova non è risultata credibile nei panni di un'eroina action armata di ferri arricciacapelli. Tra i non protagonisti, menzione speciale merita il premio andato ai sette nani in CGI del live-action *Biancaneve*, che si sono aggiudicati sia la statuetta come peggior attore non protagonista sia quella come peggior combinazione cinematografica, decretando un duplice e poco invidiabile primato per l'effetto digitale voluto da Disney. Scarlet Rose Stallone, figlia d'arte, ha invece vinto il Razzie come peggior attrice non protagonista per il suo ruolo in *Gunslingers*.
La nota positiva: Kate Hudson e il Razzie Redeemer Award
In un panorama volutamente improntato alla critica e alla presa in giro, i Razzie Awards riservano da alcune edizioni uno spazio alla riabilitazione con il “Redeemer Award”, un premio speciale destinato a coloro che, dopo aver ricevuto in passato i dubbi allori della fondazione, sono poi riusciti a riscattarsi con lavori di qualità. Quest'anno l'onore è toccato a Kate Hudson, la quale, dopo essere stata candidata più volte in carriera per pellicole come *My Best Friend's Girl*, *Mother's Day* e *Music*, ha ottenuto la candidatura all'Oscar per la sua interpretazione in *Song Sung Blue – Una melodia d'amore*. Un riconoscimento che, sebbene non faccia parte del lotto delle tradizionali “lampine dorate”, offre un contrappunto costruttivo a una serie di verdetti altrimenti impietosi, ricordando come il giudizio sul cinema e sui suoi interpreti possa essere mutevole e talvolta persino benevolo con il passare del tempo e il cambiamento dei ruoli.
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