Red Dead Redemption 3, un futuro probabile ma con una vena di malinconia
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre l’attenzione del mondo videoludico è catalizzata dall’imminente arrivo di Grand Theft Auto VI, dalle dichiarazioni di uno dei fondatori di Rockstar Games emerge un’altra prospettiva, quella che guarda al destino della saga western che ha segnato una generazione di giocatori. Dan Houser, co-fondatore dello studio e autore principale delle sceneggiature di Red Dead Redemption, in una lunga conversazione ha dipinto un orizzonte nel quale un terzo capitolo appare un’eventualità concreta, sebbene non priva di una sua intrinseca e peculiare amarezza. La sua fiducia nelle capacità creative dei suoi ex colleghi è palpabile, tanto da spingerlo a ritenere probabile lo sviluppo del gioco; ciononostante, egli stesso ammette di nutrire sentimenti contrastanti, quasi un velo di tristezza al pensiero di un nuovo episodio.
Le ragioni di una complessità narrativa
A differenza dell’universo sconnesso e satirico di Grand Theft Auto, che si presta a ripartire da zero con ogni nuovo titolo, la serie di Red Dead Redemption è stata costruita fin dall’inizio come un racconto organico e progressivo, i cui fili narrativi si intrecciano saldamente tra di loro attraverso le diverse generazioni di personaggi. Questo approccio, che ha regalato ai giocatori trame di profondità letteraria, rappresenta al tempo stesso una sfida creativa non indifferente per chiunque volesse aggiungere un nuovo tassello a una storia che molti considerano già compiuta. L’espansione di quel mondo, quindi, non è un’operazione meccanica bensì un atto di delicatezza narrativa, che richiederebbe di trovare un nuovo spazio significativo all’interno di una cronologia già densa di eventi.
L'eredità di una visione autoriale
Le parole di Houser, il quale ha lasciato Rockstar dopo aver contribuito in modo decisivo al suo successo, risuonano come il commento di un autore che osserva da lontano l’evoluzione della sua creatura. La sua certezza che “probabilmente si farà” si scontra con un personale e forse inevitabile distacco emotivo, quasi una forma di rispetto per un’opera alla quale ha dedicato anni della sua vita. È come se, nel riconoscere il potenziale dello studio, volesse al contempo preservare l’integrità di un’epopea che ha chiuso i suoi cicli principali, lasciando che siano altri a decidere se e come riaprirli, con tutti i rischi e le opportunità che una simile scelta comporta.
Il peso dell'attesa e il confronto con GTA
L’ombra di Grand Theft Auto VI, con il suo immancabile carico di aspettative iperboliche, getta una luce particolare su qualsiasi discorso riguardi il futuro di Rockstar. Se da un lato la macchina produttiva dello studio dimostra di sapersi concentrare su un titolo alla volta con una dedizione quasi maniacale, è altrettanto vero che il ciclo di sviluppo di un eventuale Red Dead Redemption 3 sarebbe, per forza di cose, successivo e quindi lontano nel tempo. Questo crea uno strano paradosso per i fan, i quali si trovano a dover accogliere un’annunciata rivoluzione come GTA VI, sapendo però che nel cassetto potrebbe già esserci un altro progetto, più maturo e riflessivo, in attesa del suo momento.




