Il trionfo azzurro di Birmingham, Mei: "Determinazione feroce" e l'Italia multietnica sul podio
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Redazione Sport
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La spedizione azzurra agli Europei di atletica di Birmingham si è chiusa con un risultato che pochi, forse, si aspettavano con tanta convinzione: il primo posto nel medagliere, un successo che va ben oltre il semplice conteggio dei metalli preziosi. Il presidente della Fidal, Stefano Mei, ha tracciato un bilancio più che positivo della kermesse britannica, sottolineando come la squadra abbia saputo ripetere le gesta di Roma, ma in un contesto ben più ostico, lontano dal calore del pubblico di casa e dalle abitudini quotidiane che avevano favorito l'exploit della scorsa estate.
"Ho visto negli atleti una determinazione feroce", ha dichiarato Mei ai microfoni di Sky Sport, spiegando come le polemiche seguite ai Giochi di Parigi, con qualcuno che insinuava una programmazione eccessivamente focalizzata sull'evento casalingo, abbiano invece sortito l'effetto opposto, caricando i ragazzi di una responsabilità e una voglia di rivalsa che si sono tradotte in prestazioni di altissimo livello.
La rivincita dopo le critiche e la "determinazione feroce"
Mei ha voluto rimarcare il valore aggiunto di questa affermazione, paragonando la difficoltà della trasferta inglese a quella, pur memorabile, di Roma. "A Roma era più facile perché giocavi in casa, non cambi le tue abitudini. A Birmingham era più difficile ma siamo riusciti a imporci in casa degli inglesi", ha aggiunto il numero uno dell'atletica italiana, quasi a voler spegnere sul nascere qualsiasi tentativo di sminuire l'impresa. Il riferimento al passato, poi, è venuto spontaneo: "Penso a 40 anni fa, quando ero in pista io, ed è cambiato molto".
Un salto generazionale che evidenzia non solo l'evoluzione tecnica e dei mezzi, ma anche e soprattutto un approccio diverso alla competizione, più maturo e consapevole, che ha permesso agli azzurri di gestire la pressione e di esprimere il meglio di sé anche in una cornice europea di assoluto prestigio. La "determinazione feroce" di cui parla Mei è stata la cifra distintiva di una squadra che non ha concesso alcun margine ai rivali, dimostrando una solidità mentale che è il frutto di un lavoro certosino portato avanti negli ultimi anni.
L'atletica specchio di un'Italia che cambia
Ma l'eco di questi Europei non si ferma alle dichiarazioni del presidente né ai confini del rettangolo di gara. I successi azzurri a Birmingham parlano un linguaggio che va ben oltre lo sport, raccontando una storia più ampia, quella di un Paese che sta mutando profondamente la sua fisionomia sociale. Dietro ogni medaglia, infatti, c'è spesso una biografia che incrocia le rotte dell'immigrazione e delle seconde generazioni, atleti cresciuti in famiglie con origini diverse ma accomunati dal sogno di indossare la maglia azzurra.
La pista, forse con più efficacia di qualunque dibattito politico, ci restituisce l'immagine di un'Italia che esiste già, un crogiolo di culture e storie che trovano nei valori dello sport un formidabile collante. La Nazionale di atletica, con la sua composizione multietnica, diventa così un racconto per immagini di ciò che il nostro Paese è realmente diventato negli ultimi trent'anni, lontano dagli stereotipi e dalle narrazioni spesso in ritardo rispetto alla realtà dei fatti.
Il rientro trionfale a Orio al Serio
Un'altra immagine che resterà impressa è quella del rientro dei campioni, atterrati nella tarda mattinata di lunedì 17 agosto all'aeroporto di Orio al Serio, nello scalo bergamasco che da anni è un punto di riferimento per i movimenti della Nazionale. Tra gli eroi di giornata, accolti da un tripudio di applausi e dal vento di bandiere tricolori, spiccavano i volti di Nadia Battocletti, trascinatrice della spedizione con le sue due medaglie d'oro, e dei velocisti della Bergamo Stars Filippo Dezza e Roberto Rigali, che hanno portato a casa il prestigioso metallo nella staffetta.
Un rientro da veri campioni, che ha trasformato per qualche ora lo scalo aeroportuale in un palcoscenico di festa popolare, a testimonianza di come questi atleti abbiano saputo conquistare il cuore degli italiani, ben al di là degli addetti ai lavori e degli appassionati di settore.
La calorosa accoglienza riservata ai ragazzi è stata la degna conclusione di una spedizione che resterà negli annali dell'atletica italiana, impreziosita da un medagliere che parla di un movimento in salute e capace di guardare al futuro con rinnovato ottimismo, confermando che il lavoro di programmazione e la fiducia nei giovani stanno dando frutti straordinari.
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