Giorgetti: la decarbonizzazione resta un obiettivo necessario, ma senza imporre un'unica tecnologia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La transizione verde dell'automotive non può essere ridotta a una sola scelta tecnologica. È il principio che il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ribadito in un messaggio inviato in occasione della presentazione, a Montecitorio, del volume "Auto in panne. La transizione verde che promette di salvare il pianeta mentre distrugge imprese e lavoro. Una roadmap per ripartire", firmato da Alberto Gusmeroli, Tullio Patassini e Sara Garino.

Secondo il titolare del Mef, «la decarbonizzazione resta un obiettivo necessario, ma deve essere accompagnata da una politica industriale capace di preservare competitività, occupazione e capacità produttiva».

Il principio della neutralità tecnologica

Nel suo intervento, Giorgetti ha posto l'accento sul concetto di neutralità tecnologica, già sostenuto in passato in altre sedi istituzionali. «La transizione non può tradursi nella scelta preventiva di un'unica soluzione, ma deve lasciare spazio alla ricerca, all'innovazione e alle diverse tecnologie che potranno contribuire alla riduzione delle emissioni», ha scritto il ministro.

Una posizione che, nel corso degli anni, ha trovato espressione anche attraverso il sostegno a percorsi alternativi rispetto all'elettrico puro, come i biocarburanti e l'ibrido, considerati strumenti complementari per abbattere le emissioni senza sacrificare la base industriale esistente.

Il peso dell'automotive nell'economia europea e italiana

A sostegno della sua tesi, il ministro ha richiamato le dimensioni della filiera. In Europa l'automotive rappresenta circa il 7% del Pil e coinvolge milioni di persone, mentre in Italia la sola componentistica conta oltre 2.100 imprese e circa 168mila addetti. I dati dell'Osservatorio sulla componentistica automotive italiana, curato dalla Camera di Commercio di Torino e da ANFIA, confermano il perimetro del settore: nel 2024 le imprese attive erano 2.134, con un fatturato direttamente attribuibile di 55,5 miliardi di euro e un'occupazione di poco superiore ai 168mila addetti, in leggera flessione rispetto all'anno precedente.

Il quadro regolatorio europeo e le sue contraddizioni

Sullo sfondo resta il nodo del regolamento europeo che prevede lo stop alla vendita di nuove auto con motori a combustione interna dal 2035, pilastro del Green Deal approvato nel 2023. Nei mesi scorsi la Commissione ha proposto di ammorbidire l'obiettivo, riducendo dal 100% al 90% il taglio delle emissioni allo scarico dei nuovi veicoli entro quella data, con la parte restante compensabile attraverso acciaio a basso tenore di carbonio, e-fuel o biocarburanti.

Un documento interno della Direzione generale per l'azione climatica, ottenuto dall'Ong Aria attraverso una richiesta di accesso agli atti e rivelato da Politico Europe, aveva però consigliato di non modificare le norme, definendo «prematuro e speculativo» considerare irraggiungibile il traguardo del 2035 e sottolineando che un cambiamento in corsa avrebbe inviato un segnale negativo alle aziende che avevano investito miliardi nell'elettrificazione.

Le pressioni incrociate su Bruxelles

Secondo la ricostruzione giornalistica, la Commissione avrebbe ceduto alle pressioni congiunte delle case automobilistiche, di alcuni governi nazionali — con la Germania in prima fila insieme a Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Polonia e Slovacchia — e del Partito popolare europeo.

I costruttori avevano lamentato il rischio di dover pagare 15 miliardi di euro di multe per il mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi del 2025, ossia una riduzione delle emissioni del 15% rispetto ai livelli del 2021, con una sanzione di 95 euro per grammo di CO2 per chilometro eccedente per ogni veicolo non conforme venduto nell'Unione.

La Direzione generale per l'azione climatica aveva replicato che quella cifra rappresentava «il caso molto improbabile di nessuna azione e di nessun miglioramento da parte di alcuno dei produttori», evidenziando come le vendite di veicoli elettrici fossero in crescita: secondo i dati ACEA, nel 2025 sono aumentate del 30%, raggiungendo quota 1,88 milioni di unità.

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