Berkshire Hathaway punta su Alphabet e sull’intelligenza artificiale: la partecipazione sale a 38 miliardi
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Redazione Economia
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La mossa arriva in un trimestre che ha segnato la migliore performance del mercato azionario dalla pandemia e si inserisce in un contesto di profonda riorganizzazione del portafoglio della holding di Omaha, avvenuta dopo il passaggio di consegne alla nuova guida operativa. Berkshire Hathaway ha aumentato dell’83% la propria quota in Alphabet, portando il valore dell’investimento a 37,9 miliardi di dollari e trasformando la società madre di Google e YouTube nel terzo asset più rilevante del portafoglio, posizionandosi alle spalle di Apple e American Express.
La decisione, emersa con la pubblicazione del filing 13F relativo al secondo trimestre del 2026, suggerisce un rinnovato interesse per il comparto tecnologico e per le potenzialità dell’intelligenza artificiale, ambito in cui il colosso di Mountain View sta concentrando ingenti risorse e che sembra aver convinto anche gli investitori tradizionalmente più cauti, come quelli legati alla filosofia value di Buffett, a scommettere su una crescita legata all’innovazione.
Il filing 13F e i movimenti del secondo trimestre
Il 14 agosto si è ufficialmente chiusa la finestra dei 45 giorni che la Securities and Exchange Commission concede agli investitori istituzionali per depositare i documenti 13F, una fotografia obbligatoria e dettagliata delle partecipazioni azionarie statunitensi detenute al 30 giugno. Questo appuntamento, atteso con consuetudine da chi segue i flussi del grande capitale, arriva al termine di un trimestre che ha registrato una delle più imponenti rimonte dei listini degli ultimi anni.
Lo S&P 500, l'indice di riferimento del mercato azionario americano, ha infatti messo a segno un guadagno del 14,87% in termini di prezzo, risultando la miglior performance trimestrale dal secondo trimestre del 2020 e posizionandosi come il quarto miglior secondo trimestre del secolo, superato soltanto dai rimbalzi del 2003, del 2009 e del 2020.
In questo scenario di forte espansione, il filing di Berkshire Hathaway ha rivelato non solo l’incremento sostanzioso della partecipazione in Alphabet, che ha superato i 38 miliardi di dollari, ma anche una serie di aggiustamenti minori che delineano le priorità della nuova gestione.
La nuova era di Greg Abel e la strategia sull’AI
Dal primo gennaio di quest’anno, Greg Abel ha ufficialmente preso le redini di Berkshire Hathaway, subentrando a Warren Buffett e dando avvio a una fase di transizione che, per quanto graduale, comincia a mostrare i primi tratti distintivi.
L’aumento dell’83% della quota in Alphabet, che porta la holding a detenere una fetta significativa del capitale del gigante tecnologico, rappresenta la mossa più eclatante di questo nuovo corso e suggerisce una lettura chiara: la scommessa sull’intelligenza artificiale è considerata strategica per il futuro, al punto da giustificare un’esposizione così massiccia.
La società di Omaha, storicamente legata a settori più tradizionali come le assicurazioni, le ferrovie e l’energia, sembra quindi abbracciare con convinzione le potenzialità del machine learning e dei nuovi modelli di linguaggio, ambiti in cui Google sta cercando di consolidare la propria posizione di leadership e in cui sta investendo pesantemente per non lasciare terreno ai concorrenti, come Microsoft e OpenAI.
Parallelamente all’investimento in Alphabet, Berkshire ha proceduto a una razionalizzazione di altre partecipazioni, alleggerendo la posizione su alcuni titoli finanziari e uscendo completamente da Constellation Brands, nota produttrice di birra e bevande alcoliche, segno di una selezione sempre più mirata degli asset da detenere in portafoglio.
Il contesto dei grandi fondi e le scelte dei big del mercato
La data di scadenza per il deposito dei filing 13F ha offerto lo spunto per analizzare contestualmente le mosse degli altri principali investitori istituzionali, in una fase di mercato che, dopo la grande corsa del settore legato all’intelligenza artificiale, mostrava i primi segnali di incertezza.
Se da un lato l’ingresso massiccio di Berkshire in Alphabet ha confermato la fiducia di lungo termine nel comparto tecnologico, dall’altro le scelte di fondi come quelli gestiti da Cathie Wood o da Michael Burry hanno evidenziato un panorama più variegato, fatto di convinzioni, aggiustamenti e, talvolta, ostinazioni.
Il raffronto tra le diverse strategie consente di osservare come, nonostante la volatilità e i dubbi legati alla sostenibilità delle valutazioni di alcune aziende tech, la direzione tracciata dalla finanza istituzionale sembra orientata a confermare l’intelligenza artificiale come uno dei principali driver di crescita dei prossimi anni, sebbene con approcci e tempistiche differenti.
La scelta di Greg Abel, che ha preso il testimone da Warren Buffett in un momento storico delicato per l’economia globale, appare quindi allineata con questa visione, pur mantenendo quel carattere di prudenza e di analisi fondamentale che da sempre contraddistingue la filosofia di investimento di Berkshire Hathaway.
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