Guerra in Iran, l’emergenza si estende ai lubrificanti oltre ai carburanti
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Redazione Economia
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La guerra in Iran sta provocando una carenza di prodotti petroliferi che non riguarda soltanto benzina, gasolio, Gnl e carburante per aerei, ma coinvolge anche i lubrificanti utilizzati in numerosi settori produttivi.
Il tema è stato segnalato dagli addetti ai lavori, che senza alimentare allarmismi evidenziano una difficoltà ormai presente da tempo nella produzione e nella distribuzione degli oli base.
Si tratta dei componenti fondamentali da cui derivano i lubrificanti destinati ad auto, moto, mezzi pesanti, motori marini e macchinari industriali, dopo l’aggiunta di specifici additivi da parte delle società petrolifere.
La chiusura dello stretto di Hormuz e le tensioni legate al conflitto in Medio Oriente stanno quindi ampliando gli effetti della crisi ben oltre il comparto dei carburanti tradizionalmente al centro dell’attenzione. segugio +3
La carenza di oli base e gli effetti sulla filiera
La mancanza di oli base rappresenta un segnale particolarmente rilevante perché coinvolge una materia prima indispensabile per una vasta gamma di applicazioni.
La difficoltà nella produzione e nella distribuzione di questi prodotti può avere conseguenze lungo l’intera catena industriale, dato che i lubrificanti sono necessari per il funzionamento e la manutenzione di veicoli, mezzi professionali e impianti produttivi.
Il problema emerge in un contesto già segnato dalle tensioni sui mercati energetici e dalla riduzione della disponibilità di diversi prodotti petroliferi. La situazione viene osservata con attenzione dagli operatori del settore, che segnalano criticità persistenti nella disponibilità delle forniture. corriereadriatico +3
Le ricadute delle tensioni internazionali non si limitano infatti alle dinamiche dei mercati energetici. L’aumento dei costi e le difficoltà di approvvigionamento stanno influenzando anche le attività economiche locali, con effetti che si riflettono sulle imprese e sull’organizzazione del lavoro.
Il conflitto in Medio Oriente e il nuovo scenario di instabilità stanno modificando condizioni operative che incidono direttamente sulla gestione quotidiana delle aziende, chiamate a confrontarsi con spese crescenti e una maggiore incertezza sulle forniture. lanazione +3
Le preoccupazioni delle imprese e il peso dei rincari
Ad Arezzo, secondo quanto segnalato da Cna Arezzo, artigiani e piccole imprese stanno già affrontando conseguenze concrete legate all’aumento dei carburanti, dell’energia e delle materie prime.
Le aziende arrivano a questa nuova fase dopo anni caratterizzati dalla crisi energetica, dagli effetti della guerra in Ucraina e dal rallentamento del mercato successivo alla stagione del Superbonus.
Le preoccupazioni raccolte dall’associazione riguardano cantieri rallentati, consegne più costose, investimenti rinviati e margini operativi sempre più ridotti. Un quadro che evidenzia come le tensioni geopolitiche possano avere effetti diretti sul tessuto produttivo e sull’attività delle imprese. segugio +3
Parallelamente, gli effetti della guerra in Iran stanno diventando sempre più visibili anche per i consumatori. L’Unione Nazionale Consumatori, elaborando i dati Istat sull’inflazione di maggio, rileva che da febbraio 2026 numerosi beni e servizi hanno registrato aumenti significativi.
Alla base di questi rincari vengono indicati soprattutto i maggiori costi energetici e di trasporto, fattori che incidono su una vasta gamma di prodotti e servizi. Le tensioni sullo stretto di Hormuz e il conflitto in Medio Oriente vengono quindi associate a un incremento dei prezzi che interessa direttamente i bilanci delle famiglie. mediaset +3
La classifica degli aumenti dopo l’inizio del conflitto
Tra le voci che hanno registrato gli incrementi più marcati compare il gasolio da riscaldamento, che guida la classifica dei rincari rilevati a partire da febbraio, mese indicato come inizio del conflitto in Iran.
La graduatoria elaborata dall’Unione Nazionale Consumatori mette in evidenza l’impatto che energia e trasporti stanno esercitando sull’andamento dei prezzi. L’analisi mostra come gli effetti delle tensioni internazionali non si esauriscano nel settore petrolifero, ma si riflettano progressivamente su diversi ambiti della spesa quotidiana.
In questo contesto, la carenza di lubrificanti si aggiunge alle criticità già emerse per carburanti ed energia, ampliando il numero dei comparti coinvolti dalle conseguenze della crisi. chietitoday +3




