Povertà assoluta, Istat: nel 2025 coinvolti 5,4 milioni di individui. I minori sono i più colpiti
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Redazione Interno
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Nel 2025, in Italia, poco più di 2,1 milioni di famiglie si trovavano in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. L’incidenza sul totale delle famiglie residenti è pari all’8,0%, mentre quella individuale si attesta al 9,3%, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente.
Il divario anagrafico e territoriale
A subire il peso maggiore del disagio sono i minori: il 12,5% di chi ha meno di 18 anni vive in povertà assoluta, un dato che coinvolge oltre 1,13 milioni di bambini e ragazzi. La percentuale è doppia rispetto a quella registrata tra gli over 65, che si ferma al 6,1%. Nel Mezzogiorno la condizione dei minori è ancora più critica, con un’incidenza che raggiunge il 15,2%, mentre nel Centro scende al 10,7%.
La distribuzione territoriale del fenomeno conferma il divario storico del Paese. Le famiglie in povertà assoluta residenti nel Mezzogiorno sono 813mila (9,6% del totale dell’area), seguite dal Nord-ovest con 568mila (7,7%) e dal Nord-est con 386mila (7,4%). Il Centro mostra i valori più bassi, con 338mila famiglie e un’incidenza del 6,3%.
Le famiglie numerose e gli stranieri
Il rischio di povertà cresce con l’ampiezza del nucleo familiare: si raggiunge il 19,2% tra le famiglie con cinque o più componenti, mentre scende all’8,4% tra quelle di tre persone. Particolarmente esposte risultano anche le famiglie monogenitore, con un’incidenza dell’11,5%.
La cittadinanza rappresenta un altro fattore determinante. L’incidenza della povertà assoluta per le famiglie composte solamente da italiani è pari al 5,9%, ma sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% tra i nuclei composti esclusivamente da stranieri.
Lavorare non basta
Avere un’occupazione non garantisce automaticamente l’uscita dalla condizione di disagio. Tra le famiglie in cui la persona di riferimento è un operaio o un lavoratore assimilato, l’incidenza della povertà assoluta arriva al 14,3%, un valore quasi doppio rispetto alla media delle famiglie con persona di riferimento occupata. La percentuale sale al 20,7% quando la persona di riferimento è in cerca di occupazione.
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