Libero in Venezuela l'imprenditore italiano Luigi Gasperin
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Redazione Interno
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Luigi Gasperin, l’imprenditore settantasettenne arrestato lo scorso agosto e trattenuto in Venezuela, è tornato in libertà. A comunicarlo, con un laconico e efficace annuncio sui social network, è stato il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani, il quale ha pubblicato anche una fotografia che ritrae il connazionale, vestito con un maglione azzurro e un paio di jeans, già all’interno della sede dell’ambasciata italiana a Caracas. “Luigi Gasperin è definitivamente libero”, ha scritto Tajani, chiudendo una vicenda i cui sviluppi giudiziari, nei giorni immediatamente precedenti, avevano conosciuto una fase di stallo nonostante le autorità di Roma avessero già ottenuto un formale ordine di scarcerazione. Quel provvedimento, infatti, non era stato recepito con la dovuta celerità dagli organismi locali, prolungando così l’attesa; uno stallo che si è risolto soltanto nelle ore notturne, quando è finalmente arrivato il via libera che ne ha consentito l’uscita dal carcere.
La situazione dell'imprenditore dopo la detenzione
Secondo quanto diffuso dalla Farnesina, l’uomo – sebbene provato dal periodo di detenzione – si troverebbe in condizioni di salute generali definite stabili. Gasperin, che ha espresso la propria intenzione di non lasciare il Venezuela ma di fare ritorno a Maturín, la città dove ha sede la sua attività imprenditoriale, è dunque al sicuro nella struttura diplomatica. La sua liberazione giunge dopo quelle, ottenute in precedenza, di altri connazionali che erano finiti nelle maglie della giustizia venezuelana, in un contesto i cui contorni giudiziari restano spesso complessi e di non immediata decifrazione. Tra costoro, ai quali si fa inevitabilmente riferimento, vi sono l’imprenditore piemontese Alberto Trentini e il cooperante Mario Burlò, entrambi rilasciati dopo oltre quattrocento giorni di reclusione in un istituto di pena descritto dallo stesso Trentini come un luogo dalle condizioni estreme.
Un quadro dalle molteplici implicazioni
Le dichiarazioni dei due, dopo il riacquistato diritto alla libertà personale, hanno offerto uno spaccato sulla durezza della detenzione, seppur senza scendere in particolari espliciti che ne avrebbero reso ancor più crudele il racconto. Mentre Burlò ha precisato di non avere subito torture ma di avere patito soprattutto un isolamento pressoché totale, talmente assoluto da non essere neanche a conoscenza di avvenimenti cruciali accaduti all’esterno, il caso di Gasperin si inserisce in una sequenza che ha visto coinvolti anche altre figure, come il giornalista e politico Biagio Pilieri. Questi episodi, presi nel loro insieme, disegnano un quadro articolato, dove le inchieste giudiziarie locali si intrecciano con l’azione diplomatica italiana, la quale – come dimostrato – procede caso per caso, senza sosta, per raggiungere obiettivi specifici.
L’azione costante della diplomazia italiana
L’impegno del governo, in particolare del ministro Tajani, risulta dunque costante nel seguire le vicende dei cittadini italiani all’estero, soprattutto quando si trovano in situazioni di difficoltà in paesi dove l’assetto normativo e giudiziario presenta criticità note. La liberazione dell’imprenditore, ottenuta dopo un paziente lavoro negoziale, rappresenta un punto fermo in un percorso accidentato, lasciando però sullo sfondo la questione di altri connazionali la cui posizione non è ancora stata risolta. L’attenzione delle istituzioni, come ribadito, rimane alta, concentrandosi sul rispetto dei diritti fondamentali e sulle garanzie processuali, in un dialogo continuo con le controparti venezuelane che, come visto, può conoscere battute d’arresto ma anche improvvise accelerazioni risolutive.




