Maltempo, frane e smottamenti in provincia di Isernia: le strade nel mirino dei tecnici dopo le piogge torrenziali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La provincia di Isernia, con il suo reticolo di strade che si snodano tra colline e avvallamenti appenninici, si trova a fare i conti con una ferita aperta dal maltempo. A seguito di una prima ricognizione, condotta dal presidente della Provincia, Daniele Saia, in compagnia dei tecnici dell’Ente, è stato elaborato un elenco – ancora provvisorio, va detto – delle arterie provinciali finite nell’occhio del ciclone. Alcune risultano chiuse al transito, altre sono semplicemente interessate da smottamenti o frane che ne riducono la percorrenza in sicurezza. Eppure, la situazione è in costante evoluzione: ulteriori provvedimenti di chiusura potrebbero arrivare nelle prossime ore, man mano che i sopralluoghi si estendono a zone rimaste finora isolate.

Neve eccezionale tra Abruzzo e Molise: due metri di manto bianco e un silenzio mediatico italiano

Se nel resto del mondo quelle immagini hanno fatto il giro dei social e dei telegiornali, in Italia la straordinaria nevicata che ha imbiancato l’Appennino abruzzese e molisano è stata quasi ignorata. E pensare che parliamo di due metri di neve caduti in tre giorni, un evento capace di mettere a dura prova la resistenza della popolazione locale. A Roccacaramanico, come a Capracotta – paese che, è facile scommetterci, si ricorderà di questa precipitazione per molto tempo – e a Pizzoferrato, in Abruzzo, la neve fuori stagione ha bloccato strade, isolato case e costretto gli abitanti a fare i conti con una normalità sospesa. Evidentemente, e qui sta il paradosso, la neve ad aprile non fa audience: o forse è una notizia “scomoda”, troppo in controtendenza rispetto a come il clima, secondo certi copioni, dovrebbe comportarsi in un’epoca di riscaldamento globale.

Il meteorologo Betti: «Clima stravolto, dobbiamo imparare a convivere con eventi estremi»

A provare a dare un senso a questa sequenza di nubifragi, esondazioni e crolli è Giulio Betti, meteorologo del Cnr. La sua lettura è netta: l’anomalia non è tanto la neve ad aprile a 1.400 metri – se ne sono viste altre in passato – quanto la quantità di quella precipitazione, concentrata in un lasso di tempo così breve da risultare ingestibile per il territorio. «L’ennesimo evento estremo – ha spiegato – a cui dobbiamo essere pronti». E del resto, basta guardarsi indietro di poche settimane per capire che non si tratta di un caso isolato. Questa è la terza ondata di maltempo severo che colpisce il Sud e parte del Centro Italia dopo la tempesta Harry di gennaio: fiumi esondati, ponti crollati, paesi rimasti senza collegamenti per giorni.

Strade provinciali a pezzi e una ricognizione che continua

Tornando al reticolo viario della provincia di Isernia, la prima ricognizione di Saia e dei suoi tecnici ha messo nero su bianco una situazione già compromessa. Non ci sono solo le strade chiuse – quelle che compaiono negli elenchi ufficiali – ma anche quelle ancora aperte ma segnate da smottamenti laterali o da cedimenti della carreggiata. Il lavoro dei tecnici, va detto, è appena iniziato: ogni nuova ora di pioggia rischia di allungare l’elenco dei dissesti, rendendo necessari ulteriori sopralluoghi e, in alcuni casi, ordinanze di chiusura immediata. E mentre gli abitanti dei piccoli centri imparano di nuovo a fare a meno della mobilità ordinaria, la macchina della protezione civile resta in attesa, con le mappe delle criticità che si aggiornano in tempo reale.

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