Unicredit cede 209 sportelli Bpm per l’ok dell’Antitrust: a Novara ne restano quattro
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Redazione Economia
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La proposta di Unicredit per superare lo scoglio dell’Antitrust europeo è chiara: vendere 209 filiali del Banco Bpm, pari al 14% della sua rete attuale, che conta circa 1.400 sportelli. L’operazione, confermata da fonti vicine alla Commissione Ue dopo le indiscrezioni circolate ieri, mira a evitare squilibri di mercato nelle aree dove la fusione creerebbe un’eccessiva concentrazione, superando in alcuni casi il 20% della quota locale.
Particolarmente significativo è l’impatto su Novara, città simbolo per Banco Bpm, dove la fusione ridurrebbe a quattro gli sportelli operativi. Un dato che spiega le resistenze della “vecchia” Popolare di Novara, confluita nell’istituto di Piazza Meda e da sempre critica verso l’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit. L’obiettivo di Andrea Orcel, che punta a creare un colosso secondo solo a Intesa Sanpaolo, non convince tutti, tanto che negli ultimi mesi la campagna pro-ops è stata accompagnata da un’insolita pressione mediatica.
Ma il vero nodo, oltre all’Antitrust, potrebbe essere Credit Agricole. Il gruppo francese, con il 19,9% del capitale, supera infatti la quota detenuta dai principali soci italiani (13%) e potrebbe giocare un ruolo decisivo nell’esito dell’operazione. Altri fattori determinanti saranno le scelte del retail, che controlla quasi il 20%, e l’eventuale ingresso di nuovi azionisti, ipotesi non remota vista la volatilità degli ultimi scambi.
Intanto, però, le polemiche non si placano. Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm, ha rinnovato le critiche a Unicredit, accusandola di aver creato «l’offerta pubblica di scambio più lunga della storia italiana», con tempistiche che potrebbero sfiorare i 240 giorni. «Una situazione confusa – ha sottolineato – fatta di atti contraddittori e dichiarazioni misleading per il mercato». Un riferimento alle oscillazioni di Unicredit sul golden power, inizialmente impugnato e poi lasciato cadere, ma anche alla disputa con il Mef sui chiarimenti richiesti dal governo.




