Meloni al Consiglio Ue: sulla Russia serve sangue freddo, no alle provocazioni ma prepararsi è necessario
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Redazione Esteri
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Al suo arrivo al Consiglio europeo informale di Copenaghen, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha delineato, con un tono volutamente ponderato, la sua lettura delle recenti tensioni con Mosca. «Una cosa che va detta sui droni», ha affermato, «è che dobbiamo ricordarci i confini dell'Alleanza sono molto estesi». Il suo ragionamento, che pare voler correggere un eventuale approccio troppo focalizzato, prosegue sostenendo come, «se facciamo l'errore di guardare solo al fianco Est dimenticandoci del fianco Sud, rischiamo di non essere risolutivi». Una presa di posizione che evidenzia la complessità della postura difensiva da adottare, in uno scenario dove le minacce sono multidimensionali e richiedono una vigilanza ampia.
La duplice lettura delle mosse della Russia
Sulla specifica questione russa, Meloni ha espresso una duplice interpretazione delle mosse del Cremlino. Da un lato, vi sarebbe «un tentativo da parte della Russia di impedire l'invio da parte dei paesi europei di altri sistemi di difesa antiaerea in Ucraina». Dall'altro, e qui la sua analisi si fa più sottile, la Russia avrebbe «la necessità di non far notare il fatto che c'era un'offensiva estiva e quella offensiva è fallita». È una lettura che lega l'escalation verbale e operativa al tentativo di mascherare una sconfitta sul campo, un elemento di cui, secondo la premier, bisogna essere consapevoli.
La strategia: sangue freddo e preparazione
Proprio partendo da questa valutazione, la linea di condotta da seguire viene descritta con chiarezza: «Noi dobbiamo avere sangue freddo, non dobbiamo rispondere alle provocazioni ma dobbiamo attrezzarci, questo sì». Il concetto di "attrezzarsi" diventa dunque il perno attorno al quale ruota la strategia, un impegno che va oltre la semplice reazione immediata e che si proietta in un potenziamento strutturale delle capacità difensive. La risposta, insomma, non deve essere dettata dall'emotività bensì dalla fredda determinazione di colmare le vulnerabilità, senza cadere in trappole retoriche o militari.
La posizione sulla Flotilla e la crisi a Gaza
Allargando lo sguardo al conflitto a Gaza, Meloni ha toccato il caso della Flotilla, indicando una via di cautela. Ha ribadito come «sia una fase nella quale tutti quanti dovrebbero capire che esercitare una responsabilità, attendere mentre c'è un negoziato di pace, è forse la cosa più utile che si può fare». Anche in questo frangente, la sua posizione rifugge da gesti eclatanti, privilegiando una pazienza diplomatica che considera, almeno in questa fase, più produttiva di qualsiasi azione unilaterale che potrebbe complicare il già fragile quadro negoziale.




