La rappresaglia iraniana colpisce Dubai e Sharjah, denso fumo si leva sul Golfo
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Redazione Esteri
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Il cielo solitamente immacolato degli Emirati Arabi Uniti si è tinto di nero nella giornata di domenica primo marzo, quando colonne di fumo – visibili a chilometri di distanza – hanno cominciato a levarsi da diverse aree di Sharjah e Dubai, nel bel mezzo di un attacco senza precedenti lanciato dall’Iran contro i Paesi del Golfo. La risposta di Teheran, arrivata a poche ore dai raid congiunti di Stati Uniti e Israele che hanno preso di mira il territorio iraniano, ha infranto quella che per decenni è stata percepita come l’aura di inviolabilità del paradiso finanziario mediorientale. Le difese aeree emiratine, messe alla prova da un tiro incrociato di missili balistici e droni, hanno intercettato gran parte dei 165 ordigni segnalati dalle autorità locali – 152 dei quali sarebbero stati distrutti in volo – ma non sono riuscite a evitare che alcuni detriti, precipitando al suolo, innescassero roghi e danni ingenti. A Sharjah, in particolare, un magazzino è stato avvolto dalle fiamme, anche se, stando ai primi rapporti del Ministero della Difesa, non si registrerebbero vittime tra i dipendenti della struttura.
Il bilancio delle vittime e la paralisi dell’hub di Fiumicino
Il conto delle vittime, per quanto le autorità locali cerchino di mantenere un crudo realismo per evitare il panico, parla chiaro: tre persone hanno perso la vita nel corso degli attacchi, tutte di origini straniere – provenienti rispettivamente da Pakistan, Nepal e Bangladesh – mentre il numero dei feriti, al momento, si attesta su almeno 58 unità. La rappresaglia, che ha visto l’impiego di missili balistici incrociare i cieli del Medio Oriente, ha avuto ripercussioni immediate anche sulla connettività aerea globale, e l’Italia ne sta facendo le spese in modo tangibile. All’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, il terminal internazionale si è trasformato in una sala d’attesa silenziosa e sospesa: Adr, la società che gestisce lo scalo, ha certificato la cancellazione di almeno 49 voli tra sabato e domenica, con le previsioni per l’inizio della settimana che non lasciano intravedere spiragli di miglioramento. Altri 25 collegamenti, già programmati per lunedì due e martedì tre marzo, sono stati ufficialmente annullati, lasciando a terra centinaia di passeggeri in attesa di notizie.
Il racconto degli italiani: "Scoppi nel cielo e fumo bianco"
Mentre la macchina della Farnesina si attiva per gestire l’emergenza, con migliaia di connazionali – tra residenti e turisti, si parla di circa ventimila presenze solo negli Emirati – bloccati in una sorta di limbo logistico, arrivano le testimonianze dirette di chi sta vivendo le ore di paura sulla propria pelle. Carlo, un ventiseienne di Lodi in vacanza con la compagna, ha visto il proprio volo di rientro saltare senza una chiara indicazione su quando potrà effettivamente rimettersi in viaggio verso l’Italia. Il racconto che arriva da un algherese, Angelo Meloni, filmmaker 38enne che vive e lavora a Dubai, dipinge una scenografia surreale fatta di bagliori innaturali: «Vediamo le esplosioni in cielo», ha riferito l’uomo, descrivendo la traiettoria dei missili intercettati che, frammentandosi, dipingono scie di fumo bianco tra i grattacieli, mentre boati sordi squarciano il silenzio di una città costretta al coprifuoco di fatto. Per i lodigiani e per molti altri italiani sparsi tra Qatar ed Emirati, l’attesa si consuma tra messaggi in chat con i parenti e lo sguardo fisso verso un orizzonte che, anziché spiagge e lussi, restituisce solo l’immagine di una guerra che si è fatta improvvisamente vicinissima.
Un’offensiva mirata oltre i confini israeliani
L’offensiva iraniana, come chiarito da fonti diplomatiche della regione, non si è limitata al solo confronto a distanza con Israele, ma ha inteso mandare un segnale inequivocabile a tutte le piattaforme militari statunitensi presenti nell’area del Golfo. Se da un lato i Pasdaran hanno rivendicato il successo dei bombardamenti su quelle che hanno definito "basi nemiche", dall’altro l’impatto visivo e psicologico sulle città simbolo del lusso e della modernità come Dubai è stato profondo. Le operazioni di messa in sicurezza dei militari italiani, nel frattempo, sono scattate in modo tempestivo: i contingenti presenti in Iraq, Kuwait e Giordania sono stati fatti riparare nei bunker sotterranei, in attesa che la situazione si stabilizzi, mentre l’eco delle esplosioni continua a rimbombare lungo la costa del Golfo Persico.




