Baccin e la prima sfida all'Inter: il nodo Dimarco e i rinnovi dei campioni in scadenza
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Redazione Sport
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Federico Dimarco, classe 1997, e quel contratto che sulla carta scade il 30 giugno del 2027 ma che, nella sostanza, potrebbe valere un’altra stagione ancora, fino al 2028. Una clausola, quella inserita dall’Inter circa tre anni fa al momento dell’ultimo prolungamento, che concede al club nerazzurro la facoltà di esercitare un’opzione per trattenere l’esterno sinistro alle medesime condizioni economiche, blindandolo di fatto e allontanando qualsiasi tentazione di mercato.
Eppure, nonostante questa sorta di salvaguardia contrattuale, il dossier relativo al rinnovo del laterale azzurro è già finito sul tavolo di Dario Baccin, il nuovo direttore sportivo che ha preso ufficialmente il posto di Piero Ausilio dopo la risoluzione consensuale che ha sancito la fine di un’era lunga ventotto anni in casa Inter.
L’eredità di Ausilio e l’ascesa di Baccin
La notizia dell’addio di Piero Ausilio, arrivata con un comunicato ufficiale nella giornata di ieri, ha segnato un passaggio epocale per la dirigenza interista. Ausilio, che aveva costruito la propria reputazione su scelte di mercato spesso chirurgiche e su una gestione oculata delle risorse, ha lasciato la poltrona di direttore sportivo dopo che la trattativa per il rinnovo del proprio contratto non ha trovato una quadratura economica e progettuale.
Al suo posto, la società di Viale della Liberazione ha scelto la continuità, promuovendo Dario Baccin, il braccio destro di Ausilio per nove anni nonché artefice e promotore del progetto Under 23 che lo scorso anno ha regalato risultati più che confortanti sul piano dello sviluppo dei giovani talenti. Una scelta che non stravolge gli equilibri interni, ma che al tempo stesso impone a Baccin una prima, immediata verifica delle proprie capacità gestionali: quella dei contratti in scadenza, un’eredità pesante che richiede tempismo e lucidità.
I sei pilastri in scadenza e il caso Dimarco
La prima sfida che attende il nuovo ds nerazzurro, in un lavoro d’equipe che coinvolgerà inevitabilmente la proprietà e il presidente Beppe Marotta, riguarda la gestione di sei calciatori considerati pilastri del ciclo vincente iniziato sotto la guida di Antonio Conte e proseguito poi con Simone Inzaghi. I nomi sono quelli di Alessandro Bastoni, Carlos Augusto, Hakan Calhanoglu, Piotr Zielinski e Marcus Thuram, tutti in scadenza nei prossimi due anni, ma il caso più spinoso e immediato è proprio quello di Federico Dimarco.
Sebbene la clausola opzionale a favore del club rappresenti una copertura importante, il rinnovo del laterale sinistro non è un’operazione scontata: da un lato c’è la volontà dichiarata di mantenere l’ossatura di una squadra che ha conquistato lo scudetto e che ambisce a restare competitiva ai massimi livelli, dall’altro la dirigenza dovrà fare i conti con le direttive della proprietà, che ha già tracciato un indirizzo preciso riguardo ai parametri economici e alla sostenibilità finanziaria del progetto.
Le sfide parallele tra mercato e blindature
Prima ancora di impostare una strategia chiara sul mercato in entrata, Baccin si trova dunque a dover gestire un puzzle composto da undici contratti che si avvicinano alla scadenza, un numero che include sia i big sia alcuni elementi di rotazione. Il compito non è affatto agevole, perché se da una parte la società intende blindare i propri campioni per evitare che altre squadre, magari dall’estero, possano inserirsi con offerte allettanti, dall’altra le richieste economiche dei giocatori e dei rispettivi agenti potrebbero entrare in conflitto con le linee guida imposte dal vertice societario.
L’obiettivo dichiarato è quello di confermare l’ossatura dei campioni d’Italia, un’operazione che passa attraverso il rinnovo di Dimarco e degli altri cinque pilastri entro il 2028, ma che richiede abilità nella mediazione e una visione chiara del futuro tecnico e finanziario della squadra.
I tempi della trattativa e il ruolo di Marotta
Nel frattempo, il presidente Beppe Marotta, che da sempre esercita un’influenza determinante nelle scelte strategiche dell’area sportiva, seguirà da vicino le trattative, consapevole che la tenuta dello spogliatoio passa anche dalla capacità di rispondere con sollecitudine alle aspettative dei giocatori più rappresentativi. La clausola su Dimarco, per quanto vantaggiosa, non rappresenta una soluzione definitiva, ma piuttosto un paracadute temporale che consente all’Inter di non subire pressioni immediate.
Il vero banco di prova per Baccin sarà quello di trasformare l’opzione in un rinnovo vero e proprio, magari con un adeguamento dell’ingaggio che tenga conto del valore attuale del calciatore e del suo ruolo nello scacchiere tattico di Inzaghi. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la linea della continuità, rappresentata dalla promozione del vice di Ausilio, sarà in grado di coniugare le ambizioni di vertice con i vincoli imposti dalla proprietà.
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