Meloni registra la sua voce come marchio sonoro all'Euipo contro i deepfake

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgia Meloni ha scelto di tutelare la propria identità vocale attraverso uno strumento di proprietà intellettuale: la registrazione del marchio sonoro «Io sono Giorgia Meloni» depositata presso l'Euipo, l'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale. L'audio, della durata di quattro secondi, racchiude la frase divenuta celebre dopo un discorso del 2019, poi trasformato in meme, e ora utilizzata come segno distintivo per proteggersi da clonazioni non autorizzate e contenuti generati dall'intelligenza artificiale.

Il quadro normativo europeo sulla trasparenza dell'AI

A partire dal 2 agosto 2026, l'Unione europea ha avviato l'applicazione delle norme sulla trasparenza previste dall'AI Act. Le disposizioni impongono l'etichettatura chiara dei contenuti generati o manipolati dall'intelligenza artificiale, inclusi i deepfake che riproducono l'immagine o la voce di persone reali, e richiedono l'inserimento di marcature leggibili dalle macchine per agevolarne il rilevamento. Le sanzioni previste possono raggiungere i 15 milioni di euro o il 3 per cento del fatturato annuo globale per le imprese inadempienti.

Parallelamente, il Digital Services Act impone alle piattaforme di grandi dimensioni di valutare i rischi sistemici derivanti dalla diffusione di contenuti sintetici.

Le disposizioni italiane e il ricorso al marchio

In Italia, la Legge 132/2025 ha introdotto il reato di diffusione illecita di contenuti generati o manipolati tramite intelligenza artificiale, punibile con pene detentive da uno a cinque anni nei casi in cui la condotta cagioni un danno ingiusto. È inoltre in corso di esame al Senato il Ddl 644, che mira a riconoscere un diritto esclusivo di ogni individuo sulla propria immagine, voce ed espressione, estendendo la tutela anche agli usi satirici o comici che ledano la reputazione o la dignità della persona rappresentata.

In questo contesto, la scelta di Meloni di depositare un marchio sonoro si configura come un tentativo di utilizzare lo strumento del diritto dei marchi per ottenere una tutela aggiuntiva rispetto a quella offerta dalla normativa penale e civile. «Se deposito un marchio ottengo la possibilità di utilizzarlo solo ed esclusivamente io come segno distintivo», ha spiegato a Tgcom24 l'avvocata Lucia Maggi, partner dello studio legale 42 Law Firm, esperta di diritto delle nuove tecnologie.

La registrazione presso l'Euipo consente al titolare di agire in sede civile contro gli utilizzi non autorizzati del segno, configurando un'arma ulteriore a disposizione della premier nella difesa della propria identità vocale.

Le esperienze in altri Paesi europei

La Danimarca, nel giugno 2025, ha proposto una riforma della legge sul diritto d'autore per attribuire ai cittadini il controllo legale su voce, volto e corpo contro i deepfake, trattando di fatto l'identità personale come una forma di proprietà intellettuale, con la possibilità di richiedere la rimozione dei contenuti clonati e con la satira espressamente ammessa. La Commissione europea ha tuttavia sollevato dubbi sull'armonizzazione della proposta con il quadro normativo dell'Unione, rilevando una possibile sovrapposizione con il GDPR e con l'AI Act.

In Francia, la Loi SREN, approvata nel maggio 2024, ha introdotto un reato specifico per la diffusione di deepfake non autorizzati. La Spagna aveva avviato l'esame di una legge sulla protezione del diritto all'onore e all'immagine che considerava illegittima la ricreazione o modifica dell'aspetto o della voce di una persona tramite intelligenza artificiale per scopi commerciali o pubblicitari senza consenso, ma il percorso legislativo è stato interrotto dalla caduta del governo Sanchez.

Le iniziative negli Stati Uniti e nel Regno Unito

Negli Stati Uniti, il TAKE IT DOWN Act, la cui Sezione 3 è in fase di applicazione da parte della Federal Trade Commission, impone alle piattaforme coperte di rimuovere immagini intime non consensuali, incluse quelle generate o alterate dall'intelligenza artificiale, entro 48 ore dalla richiesta valida. Il Tennessee ha approvato l'ELVIS Act, prima legge negli Stati Uniti a tutelare specificamente la voce degli artisti con sanzioni civili e penali.

Il No Fakes Act, ancora in fase legislativa a livello federale, mira a garantire ai cittadini un controllo esclusivo sull'uso digitale della propria immagine e voce, trasferibile agli eredi.

Nel Regno Unito, l'Ofcom ha annunciato nel maggio 2026 l'aggiornamento dei codici di pratica previsti dall'Online Safety Act per raccomandare ai fornitori di servizi l'uso di tecnologie di hash matching per rilevare immagini intime non consensuali. Il Primo Ministro Keir Starmer ha definito la questione «un'emergenza nazionale», annunciando l'intenzione di trattare gli strumenti di nudificazione come illegali e di esporre i servizi inadempienti all'azione dell'autorità di regolamentazione.

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