Crolla solaio all’ex caserma Pepe a Venezia, un tecnico aquilano tra i feriti gravi
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Redazione Interno
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Un cedimento strutturale improvviso, verificatosi durante un sopralluogo tecnico finalizzato alla verifica dello stato conservativo dell’immobile, ha trasformato la mattinata di ieri in un episodio di cronaca nera destinato ad aprire nuove crepe – mai così letterali – sul fronte della sicurezza nei cantieri italiani. È accaduto all’ex caserma Pepe, situata in Riviera San Nicolò al Lido di Venezia, dove un gruppo di nove persone – tra le quali operai specializzati, ingegneri e progettisti della ditta incaricata della futura ristrutturazione – stava effettuando un accertamento propedeutico ai lavori. A un certo punto, e senza che si manifestassero evidenti segnali di preavviso, il solaio su cui molti di loro si trovavano è collassato, facendo precipitare quattro uomini da un’altezza stimata di cinque metri. Gli altri cinque presenti, rimasti bloccati in aree diverse della palazzina dismessa, sono stati successivamente evacuati dai Vigili del fuoco, intervenuti con tempismo dal distaccamento locale e supportati dall’autopompa lagunare della sede di Dorsoduro.
La corsa in ospedale e i traumi più seri
Il bilancio definitivo dell’incidente parla di quattro feriti gravi, tutti italiani e tutti intorno ai cinquant’anni, attualmente ricoverati in terapia intensiva negli ospedali di Venezia, Mestre e Treviso. Tra di loro spicca la figura di Angelo Ricci, un tecnico di origine aquilana che, dopo essere stato elitrasportato in codice urgente all’ospedale dell’Angelo di Mestre, è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Le sue condizioni, come quelle degli altri tre, restano critiche al punto che le équipe mediche hanno mantenuto la prognosi riservata: fratture multiple agli arti inferiori e traumi cranici rappresentano il quadro clinico prevalente, sebbene in nessun caso, al momento, si sia concretizzata una minaccia immediata per la vita. Al Ca’ Foncello di Treviso è stato invece trasportato il ferito giudicato più grave tra i quattro, mentre un terzo uomo è stato accompagnato sempre a Mestre ma con un grado di media urgenza. Il quarto, quello con le lesioni meno estese, è stato affidato alle cure dell’ospedale civico di Venezia.
Le operazioni di soccorso tra macerie e laguna
L’allarme è scattato poco prima delle undici di giovedì 16 aprile, e da quel momento le squadre dei pompieri hanno lavorato senza sosta per estrarre due degli operai precipitati, rimasti parzialmente sepolti sotto i calcinacci. Il ricorso all’elisoccorso si è reso necessario per accorciare i tempi di trasferimento verso le strutture attrezzate per i traumi maggiori; gli altri due feriti, una volta stabilizzati, sono stati condotti via terra. Non sono stati resi noti i nomi degli altri tre ricoverati, né la loro esatta qualifica all’interno del gruppo di lavoro. I Vigili del fuoco hanno inoltre provveduto a mettere in sicurezza l’area circostante, vista la potenziale instabilità residua della struttura, una ex caserma dismessa da anni e ora al centro di un progetto di riqualificazione di cui si conoscono ancora pochi dettagli operativi.
Le indagini e il contesto giudiziario
La magistratura veneziana, come prevede la prassi in casi analoghi, ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità penali connesse al crollo. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire se le condizioni del solaio fossero note ai progettisti o alla ditta incaricata del sopralluogo, e se esistessero prescrizioni in materia di messa in sicurezza preventiva che sarebbero state disattese. Nessuna ipotesi di reato è stata al momento formalizzata nei confronti di singoli individui, né sono stati disposti sequestri immediati della palazzina oltre a quelli tecnici necessari per i rilievi. Gli accertamenti si concentrano anche sulla documentazione relativa allo stato manutentivo dell’immobile, con particolare attenzione a eventuali rapporti di vulnerabilità strutturale che sarebbero dovuti emergere prima di consentire l’accesso al personale.




