Trooping the colour, il principe George non è più un bambino: l’eredità prende forma sul balcone di Buckingham

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sembra ieri che il mondo intero, appeso a quel leggìo davanti al St Mary’s Hospital di Londra, attendesse il primo sguardo del primogenito di William e Kate; e invece, osservandolo durante l’ultimo Trooping the Colour, ci si accorge che il principe George ha ormai voltato pagina. A quasi tredici anni – e il dato anagrafico, in questo caso, è solo un dettaglio formale – il ragazzo non è più quel bambino tra le braccia della madre, bensì un giovane la cui postura e il cui contegno rivelano una consapevolezza nuova del proprio ruolo.

Seduto nella carrozza accanto a Kate Middleton, che indossava un elegante cappotto azzurro firmato Catherine Walker, George ha replicato il codice cromatico grazie a una cravatta dello stesso colore, un dettaglio di coordinazione che non è passato inosservato.

L’evento, lo si sa, è tradizionalmente una vetrina di rigore militare e continuità dinastica: più di millequattrocento soldati, quattrocento musicisti e duecento cavalli sfilavano sabato scorso per le strade di Whitehall. Ma è sul balcone di Buckingham Palace che si consuma il vero passaggio di consegne.

Mentre il fratello minore, Luigi, rubava la scena con le sue immancabili smorfie – un copione ormai consolidato che fa sorridere il pubblico – Giorgio si è mantenuto composto, trattenendo persino un gesto come lo starnuto, segno di una disciplina che va oltre la semplice educazione ricevuta. Se da un lato c’è chi guarda a Luigi per la sua esuberanza, dall’altro gli osservatori più attenti concentrano l’attenzione sul primogenito, perché è lì, in quel silenzio e in quella rigidità quasi adolescenziale, che si intravede il futuro re.

L’addio all’infanzia nella parata delle bandiere

C’è stata un’epoca, raccontano le cronache d’archivio, in cui su quello stesso balcone si affacciava una folla variegata di aristocratici e bambini tenuti a bada con lo sguardo severo delle tate; basti pensare a un giovane William, attratto dalle coccarde gialle sul corrimano di velluto porpora, mentre lady Diana lo osservava amorevolmente da dietro. Oggi la scena è cambiata radicalmente.

Il Trooping the Colour – che letteralmente significa "sfilata delle bandiere" e che affonda le sue radici nel Seicento, quando gli alfieri marciavano tra i ranghi per mostrare il vessillo del reggimento – celebra il compleanno ufficiale del sovrano. Dato che Carlo è nato a novembre, e il meteo inglese in autunno è proibitivo, da secoli si è scelto un sabato di giugno per questa cerimonia.

L’abito blu e la gravità del secondo nella linea di successione

Durante la funzione, la principessa del Galles ha orchestrato una perfetta sinfonia di toni pastello, facendo indossare ai due maschi cravatte che riprendevano l’azzurro del suo abito mentre Carlotta indossava un abito bianco. Ma al di là della moda, a colpire è stata la diversa attitudine dei fratelli: Luigi si sporgeva, faceva boccacce o guardava gli aerei di passaggio per conto suo; Giorgio, invece, è apparso perfettamente a suo agio nel ruolo, quasi come se avesse già interiorizzato la necessità di non commettere errori.

Per quanto possa sembrare prematuro, il suo addestramento informale è già iniziato, e momenti come questo servono a mostrare al pubblico la solidità della monarchia anche nella generazione successiva.

La stampa anglosassone, da sempre attenta a queste dinamiche, ha notato come il viso del ragazzo abbia perso le rotondità dell’infanzia per lasciare spazio a lineamenti più decisi; persino la statura, ormai quasi in linea con quella della madre, contribuisce a creare l’illusione che l’erede sia quasi pronto. E se da un punto di vista formale mancano ancora molti anni prima di vederlo assumere incarichi ufficiali, il messaggio inviato sabato è stato inequivocabile: dietro Carlo e William, la fila è già in ordine.

Giorgio non è solo un principe, ma il simbolo di una continuità che, nonostante i recenti scandali e le difficoltà personali della famiglia – si pensi alla malattia della madre – intende resistere saldamente al vento del cambiamento. Quella che un tempo era una semplice uscita pubblica per un bambino, oggi per lui è già una prova generale.

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