Enrica Bonaccorti, a cuore aperto a Verissimo: "Il tumore, le cure e l'attesa con mia figlia"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo un periodo di riservatezza, scelto per vivere privatamente l’inizio di un percorso tanto difficile, Enrica Bonaccorti è tornata a parlare pubblicamente della malattia che la sta mettendo alla prova dallo scorso maggio. Ospite nel salotto di Silvia Toffanin a Verissimo, affiancata dalla figlia Verdiana, la conduttrice e scrittrice ha offerto un aggiornamento sulla sua lotta contro un tumore al pancreas, affrontando la situazione con quel realismo che ha sempre caratterizzato il suo sguardo sul mondo. Un realismo, il suo, che non indulge in facili ottimismi ma che rifugge altrettanto fermamente la rassegnazione, come è emerso dalle sue parole chiare e misurate.
Il bilancio delle terapie e la prossima verifica
Enrica Bonaccorti ha rivelato che il ciclo di chemioterapia a cui si è sottoposta “non ha funzionato granché”, un esito che ha condotto a un intenso ricorso alla radioterapia. La fase attuale, come ha spiegato, è tutta protesa verso un appuntamento cruciale fissato a poco più di un mese di distanza dall’intervista, quando gli esami medici potranno tracciare un quadro definitivo degli effetti ottenuti dalle cure. “Vivo nell’attesa, poi quel che sarà sarà”, ha dichiarato, affidandosi a un’immagine di rara potenza per descrivere il suo stato d’animo: “La vita, a volte, è dare due bracciate”. Una posizione che, mentre accetta l’incertezza del futuro, non rinuncia alla dignità del gesto, per quanto esso possa apparire esiguo di fronte all’oceano.
Un legame che diventa sostegno reciproco
In questo cammino, la figura della figlia Verdiana si è rivelata un pilastro insostituibile. Tra loro, ha raccontato Bonaccorti, c’è stata una sorta di inversione dei ruoli, per cui è diventata la giovane donna a fare da punto di riferimento, da “mamma” per la madre. Un sostegno nato da un legame forgiatosi in circostanze non semplici, dato che Enrica cresce la figlia da sola dopo l’abbandono del padre, avvenuto quando Verdiana era solo una neonata. Quel rapporto, costruito negli anni con tenacia e dedizione, rappresenta oggi la forza primaria da cui la conduttrice attinge, tanto da affermare che senza di lei si sentirebbe “senza sostegno”.
Il rifiuto del lieto fine e l’accettazione del reale
La scelta di non nascondere la gravità della prognosi – “non ho tantissime speranze ma non sono disperata” – risuona con coerenza rispetto alla sua poetica narrativa. Alla domanda sul perché, nei suoi racconti, abbia spesso evitato il lieto fine preferendo conclusioni più aspre e realistiche, Bonaccorti ha fornito una risposta che ora assume un significato profondamente personale. “I ‘non lieto fine’ nella vita sono quelli più reali. E comuni”, ha osservato, sottolineando come quelle scelte narrative non fossero il frutto di un calcolo prestabilito ma piuttosto l’esito di una sensibilità orientata a cogliere le sfumature più autentiche, e talvolta più crude, dell’esistenza. Una sensibilità che ora applica alla propria vicenda, guardando in faccia la realtà senza cedere al dramma, ma ancorandosi al valore del presente e degli affetti più cari.




