Il picco delle Liridi stanotte, ecco quando e dove guardare il cielo per non perdersi lo sciame di aprile

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non servono telescopi né competenze da astrofisico per assistere, questa sera, a uno degli spettacoli più silenziosi e regolari che il cielo ci offra. Parliamo del picco dello sciame meteorico delle Liridi, quelle che molti continuano a chiamare “stelle cadenti di aprile” – sebbene, come ormai è noto, non si tratti di stelle, bensì di frammenti rocciosi che, entrando ad altissima velocità nella nostra atmosfera, si surriscaldano fino a diventare incandescenti, lasciando dietro di sé una scia luminosa destinata a spegnersi in pochi istanti. La finestra temporale da segnare in agenda è quella tra le 21:30 e le 2:30 della notte tra il 22 e il 23 aprile, con il momento di massima attività previsto con precisione alle 21:40 (ora italiana). In condizioni ideali – quindi con un cielo perfettamente buio, lontano da inquinamento luminoso e da interferenze lunari – si stima una frequenza di circa diciotto meteore all’ora, un numero che, va detto, può variare sensibilmente in base alla traspirazione atmosferica, alla posizione dell’osservatore e persino alla qualità della propria vista notturna.

Non solo agosto: perché aprile ha il suo momento per guardare in alto

C’è una credenza, dura a morire, che lega le stelle cadenti esclusivamente alla notte di San Lorenzo, quella tra il 10 e il 12 agosto in cui le Perseidi dominano la scena. Eppure lo sciame delle Liridi, attivo puntualmente tra il 14 e il 30 aprile di ogni anno, dimostra che il fenomeno è molto più distribuito nel calendario di quanto si pensi. Anche stavolta, tra stasera e l’alba di domani, il cielo primaverile si popolerà di queste rapide traiettorie luminose; a differenza delle estive Perseidi, però, le Liridi tendono a produrre meteore più veloci e talvolta più brillanti, capaci di lasciare scie persistenti per qualche secondo in più. Non è un caso che gli appassionati ne attendano il ritorno con la stessa attesa riservata a eventi astronomici ben più celebrati.

Dove e come osservarle senza sbagliare

Per chi volesse provare a intercettarle, il consiglio – banale solo a parole – è quello di allontanarsi dai centri abitati, spegnere ogni fonte di luce artificiale (il telefonino per primo) e lasciare che gli occhi si abituino al buio per almeno una quindicina di minuti. Non esiste un punto cardinale privilegiato: il radiante dello sciame, ovvero il punto del cielo da cui sembrano provenire le meteore, si trova nei pressi della costellazione della Lira, ma le scie possono apparire in qualsiasi direzione. Meglio quindi sdraiarsi comodamente, magari su una coperta termica, e abbracciare con lo sguardo la porzione più ampia possibile di volta celeste. Chi abita in pianura Padana o in grandi agglomerati urbani dovrà mettere in conto una visibilità ridotta; diverso il discorso per le aree collinari e montane, dove il buio è più denso e la competizione con i lampioni quasi nulla.

Numeri, attese e quel margine di imprevedibilità

Le diciotto meteore l’ora rappresentano una previsione teorica, un valore medio calcolato su osservazioni decennali. Nella pratica, chi si troverà sotto un cielo ottimale potrà contarne qualcuna in più o qualcuna in meno, perché la densità del flusso di detriti – quelli lasciati dalla cometa Thatcher, senza entrare in dettagli tecnici – non è mai identica anno dopo anno. Quel che è certo, invece, è che la finestra dalle 21:30 alle 2:30 offre il miglior compromesso tra buio profondo e altezza dello sciame sull’orizzonte. Passata la mezzanotte, la costellazione della Lira si alza gradualmente, rendendo più facile l’osservazione. Nessuno strumento è obbligatorio, ma un semplice binocolo a largo campo può aiutare a seguire le scie più deboli; occhio nudo, tuttavia, resta la scelta migliore per non perdere la visione d’insieme.

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