Bruno Conti lascia la Roma a 71 anni: "Tutto ha un inizio e una fine, ora voglio godermi la mia famiglia"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Si è chiusa ufficialmente ieri, primo luglio, una delle storie d'amore più longeve e significative del calcio italiano: quella tra Bruno Conti e la Roma. Dopo cinquantatré anni passati indossando i colori giallorossi prima da calciatore, poi da allenatore e infine da dirigente, il campione del mondo del 1982 ha salutato il centro sportivo di Trigoria, dando l'addio a un club che per oltre mezzo secolo ha rappresentato la sua casa e la sua vita.

All'età di settantuno anni, Conti ha scelto di non rinnovare il contratto che lo legava al club, mettendo fine a un'avventura professionale iniziata nel lontano 1973, quando un ragazzino di Nettuno arrivò al Tre Fontane dopo essere stato scartato dall'Inter di Helenio Herrera.

Il discorso di commiato e le lacrime a Trigoria

L'emozione ha accompagnato ogni momento del suo addio. Durante l'ultimo giorno al centro sportivo, mentre svuotava l'ufficio che lo aveva visto operare come responsabile del settore giovanile per tanti anni, Bruno Conti ha incontrato i dipendenti e i collaboratori di sempre, visibilmente commosso. Il suo messaggio è stato chiaro e profondo: "Penso che a tutto c'è un inizio e a tutto c'è una fine. Oggi, andando via da Trigoria e togliendo tutto quello che era mio nell'ufficio, c'è stata tanta emozione con tutti i dipendenti che erano presenti".

La sua decisione è maturata con la consapevolezza del tempo che passa e della necessità di dedicarsi ad altro: "Ho deciso questo perché a 71 anni siamo un po' vecchi e voglio godermi veramente un po' la mia salute, mia moglie e la mia famiglia". Parole che raccontano la difficoltà di lasciare un mondo che ha rappresentato quasi interamente la sua esistenza, ma anche la volontà di guardare a una nuova fase della vita.

Una vita in giallorosso: dal campo alla scrivania

La storia di Bruno Conti con la Roma è cominciata nel 1973 e si è intrecciata in modo indissolubile con le vicende del club capitolino. Dopo un lungo percorso da calciatore, che lo ha visto protagonista di 304 presenze in campionato fino al 1991 e con due parentesi in prestito al Genoa, Conti ha vissuto il momento più alto della carriera nel 1982, quando con la maglia della Nazionale italiana ha conquistato il Mondiale in Spagna. Quell'impresa lo ha reso un'icona del calcio italiano, tanto che Pelé stesso lo elogiò per le sue qualità tecniche.

Una volta appesi gli scarpini al chiodo, ha iniziato il suo percorso da tecnico, guidando le giovanili della Roma e poi la prima squadra come allenatore ad interim nel 2005. Il suo contributo più importante è però arrivato dietro la scrivania, come responsabile del settore giovanile, ruolo in cui ha saputo scoprire e valorizzare talenti che hanno fatto la storia recente della Roma e del calcio italiano, da Daniele De Rossi ad Alessandro Florenzi, da Riccardo Calafiori a Davide Frattesi e Alberto Aquilani.

L'addio a un'icona e il futuro del club

Il saluto di Bruno Conti arriva in un momento di transizione per la Roma, che sotto la guida della proprietà Friedkin e del tecnico Gian Piero Gasperini sta lavorando per consolidare il progetto e blindare i giocatori più importanti. La sua uscita di scena non ha però segnato una rottura con il club: stando a quanto riportato dalla stampa, la proprietà aveva infatti chiesto a Conti di restare ancora un anno alla guida del settore giovanile, magari con un ruolo più defilato, ma lui ha gentilmente declinato per motivi familiari.

La Roma, che nel 2027 festeggerà il suo centenario, vorrebbe mantenerlo vicino alla società offrendogli un ruolo da ambasciatore, una figura che era stata ipotizzata anche per Francesco Totti, per celebrare le icone del club in vista dei festeggiamenti e dell'inaugurazione del nuovo stadio.

Il commosso omaggio del figlio Daniele

Sui social network, a rendere ancora più toccante l'addio è stato il figlio Daniele Conti, ex calciatore professionista, che ha pubblicato un messaggio dedicato al padre: "Papà, si chiude un capitolo immenso. Per 53 anni la Roma è stata la tua casa, prima sul campo da grandissimo campione e poi dietro la scrivania come responsabile". Parole che racchiudono l'orgoglio di un figlio per un'eredità enorme e che testimoniano il profondo legame che lega la famiglia Conti ai colori giallorossi.

Un'eredità che Bruno Conti lascia non solo nella storia del club, ma anche nella memoria di tutti i tifosi romanisti, che lo hanno sempre considerato uno di loro, un simbolo autentico e indimenticabile.

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