Odissea, Tom Holland: «Il film di Nolan è diverso da qualsiasi cosa abbiate mai visto»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non ci sono ancora immagini in movimento, né una prima clip ufficiale, eppure l’attesa per l’ultimo film di Christopher Nolan – quello che molti, ormai, chiamano semplicemente Odissea – si è appena avvitata su un altro giro di vite. A fornire la scintilla, questa volta, è stato Tom Holland, uno dei protagonisti del kolossal, il quale – in un’intervista rilasciata al magazine GQ – ha usato toni talmente netti da scardinare qualsiasi scetticismo. Il giovane attore inglese, che nel progetto interpreta Telemaco, ha dichiarato senza mezzi termini che l’opera «non ha paragoni con qualsiasi cosa io abbia mai visto». Una frase che, pronunciata da chi quel film lo ha girato dall’interno, vale più di ogni trailer. Holland ha aggiunto, quasi stupito lui stesso, che l’approccio del regista britannico risulta talmente anomalo – specie per una produzione di queste dimensioni – da lasciare spiazzato persino chi, come lui, ci ha lavorato fianco a fianco con l’autore di Oppenheimer. E ha sottolineato un dettaglio tecnico che, da solo, promette di rivoluzionare l’immaginario del blockbuster epico: Nolan ha scelto di limitare al massimo l’uso degli effetti speciali.

Un progetto che sfida le regole del cinema contemporaneo

La scelta di ridurre al minimo il ricorso alla computer grafica, in un’epoca dominata da schermi verdi e ambienti generati in post-produzione, rappresenta una scommessa ardita. E Holland, nel raccontare l’esperienza sul set, ha lasciato intendere che proprio questa “pulizia” visiva contribuirà a rendere l’opera unica. «Non capisco come l’abbia fatto», ha confessato, quasi con un misto di ammirazione e incredulità. L’attore ha poi rivelato un legame speciale con Matt Damon – che nel film veste i panni di Ulisse, padre di Telemaco – un sodalizio che, dentro e fuori dal set, si è trasformato in un rapporto quasi familiare. Damon, veterano abituato ai grandi set e alle produzioni mastodontiche, ha elargito a Holland un consiglio che il ragazzo – con un sorriso che sa di complicità – ha però deciso di tenere per sé. «Me lo tengo stretto», ha detto, senza aggiungere altro. Un silenzio che, paradossalmente, alimenta la curiosità più di qualsiasi rivelazione.

L’entusiasmo di Holland e il valore di un’ammissione sincera

Ci sono le solite interviste promozionali, quelle in cui gli attori ripetono a macchietta quanto il film “sia incredibile” e “cambierà le regole del gioco”. Poi c’è il caso di Tom Holland, il cui stupore – come lui stesso ha ammesso – non è filtrato dall’ufficio stampa, ma è scaturito da una visione diretta: quella di un attore che ha visto il proprio lavoro prendere forma sotto la regia di Nolan. «È diverso da qualsiasi cosa abbiate mai visto», ha ripetuto, insistendo sul carattere assolutamente originale del lungometraggio. E ha aggiunto, quasi a voler sottolineare l’abisso che separa quest’opera da qualsiasi altro kolossal in circolazione, che la trasposizione dell’epopea omerica lo ha colpito prima di tutto come spettatore. Un aspetto, quest’ultimo, tutt’altro che scontato: chi recita in un film fatica spesso a guardarlo con occhi vergini. Holland, invece, sembra aver provato esattamente quella meraviglia genuina che il cinema dovrebbe sempre regalare.

Un’uscita già blindata e un cast che fa tremare Hollywood

L’attesa, a questo punto, è destinata a crescere ancora. Odissea debutterà nelle sale americane il prossimo 17 luglio, una data che – a meno di sorprese – lo candida automaticamente come uno dei titoli più discussi dell’anno. Nolan, dal canto suo, non ha ancora svelato molto: né un trailer, né una sinossi ufficiale. Ma il cast all-star, che oltre a Holland e Damon include nomi pesantissimi del panorama internazionale, rappresenta già di per sé una garanzia. E la scelta di limitare gli effetti speciali, unita alle dichiarazioni del giovane interprete inglese, restituisce l’idea di un’operazione radicale: un film epico che vuole tornare alla fisicità delle location reali, delle luci naturali, delle performance non mediate dal digitale. Se le parole di Holland fossero solo entusiasmo di circostanza, o il riflesso di un’esperienza umana più che artistica, lo scopriremo solo in sala. Ma intanto, che il silenzio di Damon e la discrezione di Nolan alimentino il mistero, forse, non è un caso.

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