Menopausa, non solo vampate: il corpo cambia prima e più in fretta del previsto

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il 18 ottobre ricorre la Giornata mondiale della menopausa, un appuntamento che dal 2009 l'International Menopause Society utilizza per spostare l'attenzione pubblica su una fase fisiologica che riguarda milioni di donne e che troppo spesso resta confinata nel silenzio o nella disinformazione. La data non è casuale: serve a ricordare che la fine della fertilità non coincide con la fine della salute, ma apre una stagione lunga, che per molte si estende per un terzo dell'esistenza.

In Italia si stima che circa 17 milioni di donne siano in menopausa e che 450mila vi entrino ogni anno, secondo i dati del Dipartimento della prevenzione del Ministero della Salute aggiornati al 30 giugno 2026.

Un salto, non una discesa lenta

La rappresentazione più diffusa descrive la menopausa come una transizione graduale, una china dolce che accompagna l'invecchiamento. Un lavoro pubblicato il 12 ottobre su Nature Medicine ribalta questa immagine. Uri Alon, del Weizmann Institute of Science, e i suoi collaboratori hanno ricostruito l'andamento di oltre 300 milioni di esami di laboratorio effettuati su più di un milione di donne tra Stati Uniti e Israele dal 1999 al 2024, mettendo a punto un metodo computazionale che separa l'età anagrafica dalla cronologia riproduttiva.

Ne emerge un quadro diverso: intorno all'ultima mestruazione, 52 dei 90 test analizzati nella coorte statunitense mostrano variazioni statisticamente significative e improvvise. Non solo ormoni sessuali, dunque, ma anche marcatori della salute ossea, della funzionalità di fegato e reni, della chimica del sangue e del metabolismo dei grassi. Gli autori parlano di una vera e propria "scogliera" fisiologica, un gradino ripido che non trova corrispettivi nei uomini della stessa età.

Segnali che arrivano con anni di anticipo

Lo studio non si limita a fotografare il momento dello scatto. Traccia anche una cronologia dei prodromi, che comincia molto prima di quanto si pensasse. L'ormone antimulleriano e l'estradiolo mostrano un declino rapido rispettivamente intorno ai 15 e ai 12 anni precedenti l'ultima mestruazione, mentre l'ormone follicolo-stimolante inizia a salire più velocemente circa 14 anni prima. Si apre così una finestra temporale molto ampia, nella quale interventi sullo stile di vita e una sorveglianza mirata potrebbero essere programmati con maggiore anticipo.

Nelle donne che seguono una terapia ormonale sostitutiva, le variazioni risultano meno marcate, in particolare per quanto riguarda ossa, fegato e reni, anche se gli autori precisano che il disegno retrospettivo dello studio non consente di stabilire un nesso causale e che l'effetto della terapia andrà confermato.

Il dolore cronico al centro della campagna 2026

Il tema scelto quest'anno dall'International Menopause Society è il dolore cronico nella mezza età. Un ambito a lungo sottovalutato, sia nella ricerca sia nella pratica clinica, dove i sintomi dolorosi delle donne sono stati talvolta ricondotti a una dimensione emotiva invece che indagati con gli strumenti adeguati.

La presidente dell'IMS Rossella Nappi, ordinaria di Ostetricia e Ginecologia all'Università di Pavia, ha dichiarato che il dolore delle donne «è stato troppo spesso liquidato attraverso stereotipi di genere» e che il dolore cronico della mezza età «dovrebbe essere riconosciuto come una componente chiave dell'assistenza in menopausa».

I numeri aiutano a capire la scala del fenomeno: le donne hanno fino al 70 per cento in più di probabilità rispetto agli uomini di soffrire di dolore cronico, quasi tre donne su quattro riferiscono dolori articolari o muscolari durante la perimenopausa, e la fibromialgia è circa tre volte più frequente nelle donne.

L'approccio multidisciplinare e i nodi aperti

La complessità di questa fase ha spinto diverse realtà sanitarie italiane a organizzare percorsi dedicati. All'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, diretta da Stefano Uccella, sono attivi un ambulatorio di primo livello, accessibile con la semplice impegnativa del medico di medicina generale, e un ambulatorio di secondo livello per i casi che richiedono inquadramenti diagnostici avanzati, con il coinvolgimento di oltre otto unità operative tra endocrinologia, cardiologia, neurologia, medicina interna, fisiatria e psicologia.

È stato inoltre istituito un master di secondo livello dedicato alla diagnosi e alla terapia multimodale della menopausa. Sul fronte della terapia ormonale sostitutiva, il quadro rimane articolato: le indicazioni la riservano alle donne con sintomi importanti e persistenti, come vampate, sudorazioni notturne e disturbi del sonno, con dosi minime efficaci e durate il più possibile contenute, mentre non è raccomandata a scopo preventivo per il rapporto sfavorevole tra benefici e rischi. La secchezza vaginale, dal canto suo, va trattata con terapie locali.

Formazione e informazione nei luoghi di lavoro

La Regione Friuli-Venezia Giulia ha presentato nei giorni scorsi il progetto "Le tante menopause", sviluppato dall'Azienda regionale di coordinamento per la salute, con uno stanziamento di 150mila euro: 50mila destinati alla formazione dei professionisti sanitari e 100mila alla comunicazione e alla sensibilizzazione. Le attività partiranno in coincidenza con la giornata del 18 ottobre e proseguiranno nel 2026 e nel 2027, con convegni per gli operatori, incontri sul territorio e iniziative nei luoghi di lavoro.

L'assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha spiegato che l'obiettivo è «diffondere una corretta informazione su un fenomeno che, oltre ad avere tanti volti e sintomatologie più o meno marcate, coinvolge un numero di donne sempre crescente in ragione del progressivo innalzamento dell'aspettativa di vita».

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